6.0
- Band: CONCRETE BLOCK
- Durata: 00:33:45
- Disponibile dal: 20/04/2013
- Etichetta:
- F.O.A.D. Records
Secondo album per i Concrete Block, band nata dalle ceneri Woptime, che, dopo un buon riscontro ottenuto con l’esordio “Life Is Brutal”, seguito da diversi problemi in formazione e da un periodo non troppo felice per il frontman Saverio, si ripresenta con questo “Twilight Of The Gods”, titolo che lascia presagire qualcosa di epico, di maestoso. In realtà, ci troviamo di fronte ad un disco che non esce molto dall’ordinario, presentandosi con una mezz’ora abbondante lungo la quale la band cerca di plasmare le proprie influenze in diverse salse e varianti, accomunate dal thrash metal e dall’hardcore ma via via diramate in lidi ora groove ora tendenti allo stoner/sludge. I punti di riferimento sembrano essere i brasiliani Sepultura – per tutto ciò che concerne il reparto chitarristico e la sezione ritmica – e certe produzioni recenti delle diverse band thrash teutoniche ancora in circolazione, massicce e rimarcate. I riferimenti, neanche a dirlo, si fermano qui, perché l’oggettività vuole evidenziare il quintetto come un manipolo di consapevoli musicisti e poco più, almeno per il momento, capaci di regalare riusciti brani dall’appeal accattivante – vedasi le buone “Die Alone” e “Cunt” – ma anche di gettarsi in scivoloni ingenui con episodi anonimi come “Kill Me If You Love Me” o la seguente “The Good Fight”, le cui sensazioni suggeriscono un attaccamento fin troppo morboso all’operato dei riferimenti illustri citati qualche riga sopra. Gran merito ad una produzione che valorizza quello che è il punto forte di questi ragazzi – la potenza dei riff – ma lo sforzo non basta per concedere quel qualcosa in più al lavoro svolto, un lavoro non scialbo, ribadiamolo, ma tuttavia ancora troppo scarno di contenuti personali per poter valorizzare al meglio quelli che dovrebbero essere gli intenti dei Nostri, che pagano sicuramente dazio ai diversi terremoti in line-up e ad un’esperienza come collettivo ancora da maturare. Una gradita cover di “Armageddon” dei mai troppo ricordati Carnivore chiude un disco composto da luci e ombre, un disco che (ri)sente l’urgente bisogno dei Concrete Block di ripartire e di lasciarsi tutto alle spalle. Ora servono continuità a insistenza.
