8.0
- Band: CONFESS (SWE)
- Durata: 00:38:20
- Disponibile dal: 28/02/2020
- Etichetta:
- Street Symphonies Records
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Direttamente dal Sunset Boulevard di Stoccolma, ormai metà di pellegrinaggio metaforica dei glamster emigrati da L.A., tornano agguerriti come non mai i Confess, degni eredi di una scena capeggiata dai veterani Backyard Babies e Crashdiet. Chi scrive aveva avuto modo di conoscerli nel 2014 con “Jail”, disco di debutto discreto ancorchè derivativo, ma quella che ci troviamo tra le orecchie oggi è decisamente una band più sicura dei propri mezzi, pronta ad incendiare tutto come da programmatico titolo. Se la punkeggiante opener “So What?” serve a dare fuoco alle polveri, la miccia corta si accende subito con “Malleus”, trainata da un travolgente riff che spande glitter più di Shimmer e Shine, e continua i fuochi d’artificio con “Welcome Insanity”, midtempo che invece profuma di Cenerentola e Veleno. Come in sella ad un toro meccanico, sfidiamo chiunque a restare seduto durante le cavalcate sleaze di “Heresy”, “My Vicious Way” e “509”, per arrivare alla galoppata street metal della titletrack, dove la band libera tutti i cavalli del motore lanciandosi in una corsa a folle velocità sullo Strip. Come ogni rocker che si rispetti, i quattro svedesi mostrano il loro lato sentimentale con la semi-ballad “Is It Love” (perfetta colonna sonora per rievocare i classici film anni ’80: provare per credere!), mentre a calare il sipario ci pensa l’anthemica “One For The Road”, pronta per essere cantata a squarciagola da uno stadio intero. Stadio che, Covid-19 a parte, difficilmente John Elliot e soci riusciranno mai a vedere; un vero peccato, anche perchè se dovessimo basare il giudizio solo sull’energia sprigionata e sullo stato di forma attuale, tralasciando viceversa i meriti storici, lo meriterebbero ben più che qualche imbolsita rockstar in sovrappeso.
