CONSECRATION – Exanimis

Pubblicato il 26/05/2026 da
voto
8.0
  • Band: CONSECRATION
  • Durata: 00:48:45
  • Disponibile dal: 29/05/2026
  • Etichetta:
  • Nuclear Winter Records

C’è qualcosa di profondamente albionico nella cinquantina di minuti di “Exanimis”, quarta prova sulla lunga distanza dei Consecration. Una qualità che sembra strisciare fra le pieghe della tracklist come nebbia sulla brughiera dello Yorkshire, evocando immagini e sentori dal taglio ora macabro, ora luttuoso, ora semplicemente decadente.
Un approccio e un’estetica che vanno oltre la posa per diventare espressione di un linguaggio istintivo, di una tensione reale e sentitissima verso un territorio e la sua tradizione musicale, in questo caso riconducibile allo splendore del filone death/doom dei primi anni Novanta, quando gruppi come My Dying Bride e Paradise Lost – ancora lontani dall’intraprendere le evoluzioni melodiche che ne avrebbero segnato l’evoluzione e il successo – si affacciavano sulle scene con lavori pregni di pesantezza, asperità e ardore giovanile.

Registrato sotto la supervisione di Greg Chandler (Adorior, Esoteric, Malthusian), il disco vede quindi la formazione di Norwich riaprire una finestra temporale su un circuito che di lì a poco avrebbe cambiato pelle, affinandosi e spostandosi altrove, e nel compiere questo gesto dimostrare che la firma per un’etichetta notoriamente selettiva come la Nuclear Winter, di proprietà di Anastasis Valtsanis dei Dead Congregation, non si è trattata di un caso o della proverbiale ‘botta di culo’.
Difatti, la crescita rispetto ai precedenti lavori è di quelle totalizzanti; un passo in avanti in grado di tracciare la linea sia in termini di forma che di contenuto, sovrapponendosi allo sviluppo di una tracklist mai così curata e avvolgente, da annoverare tra gli esempi migliori uditi in questo campo in tempi recenti.
Attingendo dalla pienezza di album come “As the Flower Withers” e “Lost Paradise”, o di una perla underground come “Hope Finally Died…” dei Decomposed, i Consecration delineano le tappe di un viaggio che, fra magioni decrepite e cimiteri infestati, fra stanze buie e umide e filari di lapide consumate, ne immortalano lucidamente l’ispirazione attuale e l’autorevolezza raggiunta nel maneggiare il lascito artistico di certi loro conterranei, ribadendo come – per confezionare un’opera di questo tipo – non siano necessari trucchi o ‘effetti speciali’, ma soltanto i riff giusti.
In questo senso, nella loro apparente semplicità, i brani riescono davvero a restituire la magia e la sobrietà del death/doom vecchio stampo, senza tuttavia dare l’impressione che il songwriting sia frutto di un’operazione forzatamente nostalgica o studiata a tavolino; al contrario, come detto, ognuna delle soluzioni utilizzate, da quelle più feroci (capaci pure di ricordare una versione rallentata dei Cruciamentum di “Convocation of Crawling Chaos”) a quelle più plumbee e malinconiche, con lead e arpeggi di chitarra tanto dolenti quanto passionali, affiorano con una naturalezza che – se sulle prime colpisce – con il passare degli ascolti sa di maturità raggiunta per questo non giovanissimo quintetto di musicisti.

Inoltre, rispetto al passato, il songwriting è sicuramente più essenziale e compatto: se un tempo, per costruire il loro impianto narrativo, i Nostri necessitavano di un minutaggio che trasformava quasi ogni episodio in una suite, oggi le idee fluiscono in modo molto più asciutto, privo di elementi superflui, ricordando quel processo manifatturiero che, da un blocco monolitico di marmo e granito, consente di ricavare una statua gotica.
È questo insieme di elementi, cui si aggiungono una veste grafica in pendant con le atmosfere sepolcrali del platter e una produzione che veste la raccolta di suoni potenti e naturali, a fare di “Exanimis” quello che è: un ritorno che, guidato dal growl ‘aristocratico’ e dal parlato destabilizzante di Daniel Bollans (con quest’ultimo espediente a ricordare lo stile di John Paradiso degli Evoken), appone fermamente il nome dei Consecration sulla mappa del death/doom internazionale.
Per gli amanti del genere – attempati e non – un’uscita praticamente irrinunciabile.

 

TRACKLIST

  1. Herald of Darkness
  2. Configuration of Lamentation
  3. Submerged in Sand
  4. Domain of Despair
  5. Harvester of the Forsaken
  6. The Bitterness of Grief
  7. Descent into Derangement
  8. Cold Grey Stone
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