CONSTELLATIA – Magisterial Romance

Pubblicato il 12/11/2022 da
voto
6.5
  • Band: CONSTELLATIA
  • Durata: 00:38:55
  • Disponibile dal: 11/11/2022
  • Etichetta:
  • Season Of Mist

Parecchio complesso inquadrare, più che la proposta musicale, il senso di una band quale i qui presenti Constellatia: giunto al secondo album sulla lunga distanza, seguito del debutto del 2019 “The Language Of Limbs”, il gruppo proviene da Città del Capo (quindi Sudafrica), ma ha pochissimo a che spartire con l’immaginario musicale che, perlomeno nella nostra ignoranza in materia, dovrebbe arrivarci da tali latitudini. Nessuna influenza tribale, difatti, nulla di percussivo, nulla di freneticamente ritmico è contenuto in “Magisterial Romance”, album che già dalla copertina trova un non so che di anormale, di atipico, di vintage, e che ci ricorda, non a caso, lo stupendo “Bloem” degli olandesi Fluisteraars, spunti dei dimenticati spagnoli Nahemah, qualcosa dei canadesi Unreqvited e i loro sognanti soundscape, i Solstafir primigeni, praticamente agli antipodi geografici.
Ora, in un certo senso il contenuto del platter qui recensito resta sulla scia di quel post-black metal progressivo e sperimentale che i succitati oranje interpretano alla grande da qualche anno a questa parte, ma sotto un’altra ottica se ne allontana decisamente, in quanto i Constellatia non riescono ad incidere con forza e decisione in molteplici aspetti del loro stile: “Magisterial Romance”, a conti fatti, non è un disco violento, estremo sì ma non violento, eppure non è neanche totalmente atmosferico; non è freddo, ma altresì fa fatica a trasmettere le sue velleità emotive e/o emozionali; si fregia di tratti sperimentali, ma non va oltre il limite dello stupore restando in una canonica media che non ci permette di carpire quel quid in più che probabilmente, ad altre orecchie più raffinate e patinate, potrà anche sovvenire. E ce lo auguriamo, infatti.
I Nostri, in sede di note promozionali, dichiarano che le loro mire, fin dall’inizio, sono state quelle di “creare metal stratificato ed emozionalmente denso, in grado di risultare sia trascendente che incredibilmente umano”: ecco, il lavoro composto da parte dei Constellatia è chiaro come voglia ambire a tali lidi, ma la sua qualità e la sua profondità non arrivano dritti al cuore, non colpiscono subitaneamente, comunque non con facilità. Quasi quaranta minuti di musica estrema presentante una buona varietà di cambi di tempo, una buona densità ritmica (a tratti geniale il dimenarsi ai piatti del batterista Frank Schilperoort) ed un eccezionale lavoro di chitarra solista (davvero splendidi tutti gli assoli!), elementi che però vengono ovattati ed in parte sminuiti dall’assenza di un riffing realmente incisivo e dal costante intorpidimento provocato da un sottofondo di tastiere ipnotico e volutamente trascendente (appunto!), che rischia però di far scemare inesorabilmente l’attenzione anche solo dopo una ventina di minuti d’ascolto.
Molto meglio funzionano le parti acustiche o d’atmosfera inserite lungo l’arco di “Magisterial Romance”, che rendono bene l’idea della sapienza strumentale e compositiva di Gideon Lamprecht e compari, sebbene, dal canto suo, avremmo preferito qualcosa di più cangiante nella prestazione del cantante Keenan Oakes, impegnato a modulare la sua voce in diversi tipi di growl e scream senza mai provare ad azzardare un pulito, timbro che non avremmo visto affatto male in determinati frangenti, come dimostra la piacevolissima voce femminile usata in “Adorn”. La tracklist, piuttosto breve e composta da solo quattro brani della durata minima di circa nove minuti, aiuta nella facilità di fruizione e, anche per tale motivo, non critichiamo troppo la prova dei Constellatia. Forse il combo sudafricano dovrebbe giocare a fare meno l’estremo, perchè a pelle non dà la sensazione di esserlo veramente. Un maggiore sviluppo della faccia meno aggressiva della loro Luna potrebbe aprire loro spiragli forse più di nicchia – e questo è un rischio, l’allontanarsi dalla scena black – ma in cui riuscirebbero a dare il loro meglio. L’eleganza non manca a tale trio di musicisti, in studio coadiuvati dal chitarrista aggiunto Adam Hill, così come una delicatezza ed una sensibilità che spesso non sono accostabili a musicisti black metal. Ed è anche vero che questi tre ragazzi maneggiano il (sotto)genere con discreta sapienza e doti tecniche notevoli. Peccato, davvero, solo per l’apatica latenza con cui “Magisterial Romance” si propaga sensorialmente attraverso la nostra mente. Poche scosse, pochi sussulti, qualche sbadiglio: siamo sopra la sufficienza, ma nulla più.

 

TRACKLIST

  1. Palace: I – Shimmering II - Sprawling
  2. In Vituperation
  3. Adorn
  4. Paean Emerging
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