7.0
- Band: CONVENT GUILT
- Durata: 36:00
- Disponibile dal: 07/10/2014
- Etichetta:
- Cruz Del Sur Music
- Distributore: Audioglobe
Racchiuso da una copertina orribile (della peggior tradizione degli anni Ottanta), arriva il debut album degli australiani Convent Guilt, uscito il 7 ottobre per l’italiana Cruz Del Sur, solo in vinile e per una tiratura di 500 copie (a poca distanza dall’uscita ufficiale, la band annuncia anche la versione CD e digitale attesa per il 13 gennaio). ‘Un gruppo per nostalgici’ starete pensando ed in effetti non potrebbe che essere così. Fortunatamente, a dispetto dell’inguardabile cover, le otto tracce contenute in “Guns For Hire” sono godibilissime: l’influenza dei primissimi Maiden è lampante, specie nella tirata “Perverse Altar” e in “Helldriver”, quest’ultima forte di un basso martellante e di richiami dell’epica della band di Steve Harris. Tutte le canzoni hanno una struttura ridotta all’osso, con lo schema strofa-ritornello che si ripete per ogni pezzo, il cui incedere è spezzato solo da pregevoli assoli. Il cantante e bassista Ian, pur palesando evidenti limiti di estensione vocale, riesce sempre ad imprimere il giusto timbro alle canzoni, raggiungendo lo scopo di confezionare con il resto dei compagni, un lavoro che si fa ascoltare più che volentieri. Essendo originari dell’Australia, non potevano mancare richiami agli AC/DC nei riff o nei ritornelli; i Convent Guilt, nello scomodare queste leggende, hanno il merito di rileggere il tutto in chiave metal come in “Don’t Close Your Eyes” o “Convicts At Arms”, senza cadere nel mero citazionismo o, peggio, nel plagio. In un disco del genere non poteva mancare un omaggio alla NWOBHM più oscura, celebrata in “Desert Brat” che ricorda i Cloven Hoof. Un disco dannatamente retrò, che piacerà sicuramente a tutti gli amanti del metallo degli albori.
