CONVERGE – Hum of Hurt

Pubblicato il 31/05/2026 da
voto
7.5
  • Band: CONVERGE
  • Durata: 00:33:34
  • Disponibile dal: 05/06/2026
  • Etichetta:
  • Epitaph

A pochi mesi da “Love Is Not Enough”, i Converge tornano già con un nuovo album, “Hum of Hurt”, seconda parte ideale di un percorso creativo nato dalle medesime sessioni in studio e sviluppato con sorprendente immediatezza. Due lavori strettamente legati, non soltanto per la vicinanza temporale, ma anche per impostazione sonora, atmosfera e urgenza espressiva. Eppure, fin dai primi minuti, appare chiaro come “Hum of Hurt” scelga di muoversi lungo coordinate leggermente differenti rispetto al suo diretto predecessore.

Se “Love Is Not Enough” colpiva per aggressività frontale, velocità e tensione hardcore e thrash continuamente in ebollizione, questo nuovo capitolo rimugina e preferisce trattenere la furia, lasciandola sedimentare in un flusso più contorto e sofferto. Non manca la rabbia, naturalmente, ma viene canalizzata in maniera diversa: meno esplosioni improvvise, più inquietudine strisciante. L’opener “Slip the Noose” rappresenta quasi un ponte diretto con il disco precedente, aprendo il lavoro con un impatto nervoso. Dopo quella scarica iniziale, però, la tracklist inizia a cambiare pelle, rallentando qua e là il passo e privilegiando strutture più sinuose, in cui emerge con forza il lato noise rock della band. È una componente che i Converge hanno progressivamente approfondito negli ultimi lavori e che qui spesso assume un ruolo centrale. Le chitarre di Kurt Ballou lavorano spesso su trame abrasive e oblique, meno immediate ma estremamente dense, mentre la sezione ritmica continua a mantenere alta la pressione anche nei momenti meno frenetici, con interventi molto corposi da parte di Ben Koller alla batteria. Il risultato è un disco che ribolle costantemente sotto la superficie, senza bisogno di ricorrere sempre alla velocità come principale motore emotivo.

In questo senso, la prova di Jacob Bannon risulta decisiva: la sua interpretazione, infatti, appare un po’ più sfaccettata rispetto a “Love Is Not Enough”: accanto alle consuete urla disperate, ecco passaggi più controllati e tonalità quasi lamentose, le quali convivono all’interno di un’esecuzione che accentua il carattere tormentato dell’album. La sofferenza evocata dai titoli e dalla musica emerge soprattutto attraverso la sua voce, capace di trasformare ogni brano in uno sfogo viscerale ma mai monocorde.

Nonostante l’approccio generalmente più groovy e meno immediatamente distruttivo, “Hum of Hurt” conserva intatto quel senso di urgenza emerso con decisione su “Love…”, assieme a un lavoro di chitarra particolarmente rotondo e risoluto, il quale si manifesta in alcuni riff dalla spiccata forza scardinatrice (vedi “Doom in Bloom” o “Dream Debris”). Anche in questa occasione, la band statunitense evita dunque qualsiasi forma di autocompiacimento: tutto appare spontaneo, diretto, costruito attorno alla necessità di scrivere riff memorabili e canzoni che sappiano lasciare un segno nel minor tempo possibile. E infatti il disco, proprio come il precedente, supera di poco la mezz’ora: pochi riempitivi e spazio a composizioni asciutte e concentrate, sviluppate con lucidità e una naturalezza che colpisce anche questa volta.

Forse “Hum of Hurt” sorprende leggermente meno rispetto all’impatto devastante di “Love Is Not Enough”, anche perché ne rappresenta in parte il completamento ideale più che una vera deviazione. Resta però la fotografia di un gruppo che sta attraversando una fase ispirata e che ha deciso di esprimersi senza freni, libero da pose e pienamente consapevole della propria identità artistica.

TRACKLIST

  1. Slip the Noose
  2. Doom in Bloom
  3. It Only Gets Worse
  4. Detonator
  5. I Won't Let You Go
  6. It's Not Up To Us
  7. Dream Debris
  8. It Used to Matter
  9. Hum of Hurt
  10. Nothing is Over
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