7.5
- Band: CONVOCATION
- Durata: 00:48:27
- Disponibile dal: 24/11/2023
- Etichetta:
- Everlasting Spew Records
Giunti ormai al terzo disco in studio, i Convocation possono essere visti come una piccola certezza dello scenario funeral doom finlandese e mondiale. Un filone intrinsecamente ostico e impervio, un po’ come i paesaggi naturali che punteggiano la terra dei mille laghi, ma che il duo composto dal polistrumentista LL (Desolate Shrine, Pestilent Hex) e dal cantante MN (Waste of Space Orchestra, ex Dark Buddah Rising) ha dimostrato fin dall’esordio “Scar Across” di saper declinare in una chiave un filo più ritmata e dinamica rispetto alla media (basti pensare alle tenebre assolute dei colleghi Tyranny e Profetus), accostando alle ovvie dissertazioni death/doom al rallentatore un substrato ‘sperimentale’ in cui elementi psichedelici e cinematografici – mai troppo opprimenti – diventano tratto distintivo e punto di fuga delle composizioni.
Introdotto da un artwork magnifico, “No Dawn for the Caliginous Night” si inserisce quindi nel solco dei lavori precedenti e del discorso appena fatto, compiendo un ulteriore passo avanti verso la definizione di un suono sì grave e funereo, ma anche aperto a stralci di luce, rintocchi visionari e a momenti di distensione, con una tavolozza di colori che, a questo appuntamento, richiama a più riprese quella uggiosa e romantica dell’autunno. Finora, il progetto non aveva fatto ricorso più di tanto a soluzioni di stampo gothic-doom, ma qualcosa, ascoltando anche solo distrattamente i cinque, mesti capitoli della tracklist, sembra essersi mosso in questo senso, con le suddette atmosfere orrorifiche e lisergiche implementate da guarnizioni prese in prestito dai classici della triade Peaceville di Anathema/My Dying Bride/Paradise Lost (cori femminili, interventi di violino, ecc.).
Il risultato è l’album più vario che i Nostri abbiano mai confezionato sotto questo moniker, sebbene un’affermazione del genere vada calata nel contesto di un doom estremo e viscerale che il ruggito del frontman, cui si somma quello degli ospiti Niko Matilainen (Corpsessed) e Jason Netherton (Misery Index), ci propina comunque come una slavina o una colata lavica addosso, rimarcando la densità di una proposta che è e resta per pochi.
Musica che, visti il freddo e l’accorciarsi delle giornate, arriva con tempismo pressoché perfetto nei nostri lettori, e che nonostante un andamento vagamento ondivago dal punto di vista della bontà della scrittura e delle dinamiche (la parte centrale non vanta l’autorevolezza dell’opener “Graveless yet Dead” o della conclusiva “Procession”) ricolloca per merito i Convocation al centro delle cronache del filone.
