7.5
- Band: CONVOCATION
- Durata: 00:50:16
- Disponibile dal: 30/03/2018
- Etichetta:
- Everlasting Spew Records
L’ultima scoperta di casa Everlasting Spew Records si chiama Convocation e, come lasciato presagire dal suo monicker o dal dipinto che incornicia questo “Scars Across”, sembra volerci attirare in una dimensione umbratile e distante, popolata da miriadi di spettri provenienti da un aldilà sconosciuto. Una formazione esordiente soltanto sulla carta, nata dall’intesa tra due esponenti di spicco dell’underground finlandese – Lauri Laaksonen dei Desolate Shrine e Marko Neuman dei Dark Buddah Rising – che non a caso può già vantare una scrittura solida e rifinita, in cui gli insegnamenti della scuola funeral doom e di quella death metal si mescolano sullo sfondo di un paesaggio dalle tinte macabre e orrorifiche, prese di peso da certe vecchie pellicole degli anni Sessanta/Settanta. Soltanto quattro i brani offerti dalla tracklist, ma a fronte della densità del tutto il rischio che qualcosa rimanga incompiuto o in sospeso non si presenta praticamente mai; gli episodi si attestano infatti su una durata media di dieci minuti abbondanti, sviluppandosi in maniera lenta e costante attraverso un sottile gioco di stratificazioni che parte dal guitar work, passa per le ritmiche e si conclude in un utilizzo parsimonioso ma efficace dei synth, spesso chiamati in causa per accentuare una particolare dinamica o un break prettamente atmosferico. Un disco immobile soltanto sulla carta, quindi, sotto la cui superficie si agitano una serie di dettagli e di piccoli guizzi compositivi in grado di conferire al quadro generale, altrimenti tinto di nero tenebra, delle inaspettate tinte scarlatte, vedasi il finale di “Disposed” (curiosamente simile alle parentesi evocative dei Nile) o i gorgheggi fantasmagorici riproposti più volte nell’arco delle monumentali “Ruins of Ourselves” e “Allied POWs”, retaggio del mix di esoterismo e spiritualismo dei suddetti Dark Buddah Rising. “Scars Across” è insomma quel che si dice un ottimo punto di partenza per i Convocation, che forti dell’abilità espressiva dei loro interpreti non tarderanno a ritagliarsi uno spazio nelle playlist di diversi ascoltatori di sonorità dolenti e funeree. Li seguiremo da vicino, con la speranza che questo non resti un exploit isolato.
