CORONER – No More Color

Pubblicato il 02/09/2026 da
voto
9.0
  • Band: CORONER
  • Durata: 00:34:22
  • Disponibile dal: 18/09/1989
  • Etichetta:
  • Noise Records

Esistono quelle band per le quali si può tranquillamente dire che un disco è più bello dell’altro: come essere nel Paese dei Balocchi senza sapere quale sarà la prossima cosa da assaggiare e gustare. Nel caso dei Coroner, però, la Svizzera non è un Paese dei Balocchi, ma la mente distorta dominata da un’ossessione per il riff, come abbiamo già scritto innumerevoli volte su queste pagine parlando di una delle band più sottovalutate della storia del continente europeo.

Arrivati al 1989, i Coroner hanno già sfoderato due dischi enormi come “R.I.P.” e “Punishment For Decadence”, e decidono di compiere ancora una evoluzione verso un futuro tecnico e chirurgico, nel puro stile di Tommy T. Baron, Marquis Marky e Ron Royce.
Il risultato di questo ennesimo balzo in avanti, a cui corrisponde l’inconfondibile layout di copertina che da qui in poi caratterizzerà i lavori degli svizzeri (creato da Martin Becker, già dietro a “Cold Lake” dei Celtic Frost), si chiama “No More Color”, ed è da molti considerato equiparabile, se non superiore, al lavoro precedente.
I motivi di questa diatriba sono ben chiari non appena si preme play: “Die By My Hand” è una tempesta thrash perfetta, tecnicamente crudele e ineccepibile, graffiante e hard rock allo stesso tempo, che dimostra immediatamente di avere di fronte una band maturata sotto ogni punto di vista, pronta a prendersi il suo giusto posto nel trono immortale delle band europee a fianco dei conterranei Celtic Frost.

Da qui in poi, siamo di fronte a due lati di un LP pensato con una struttura ben precisa dove il riff di chitarra è il Re assoluto: “No Need To Be Human” potrebbe essere in un certo senso il manifesto dei Coroner, o una dichiarazione di intenti riguardo la svolta che prenderà la loro carriera da qui in poi, mentre “Read My Scars” sembra uscita da una versione ancora più tecnica e cervellotica di quanto fatto fino a questo momento oltreoceano dai Testament. Non è un caso che la musica del trio Baron/Marky/Royce, fino a quel momento saldamente ancorata ai territori più tradizionali del thrash, cominci a ibridarsi e crescere: l’intensa attività live dopo il successo di “Punishment For Decadence” portò i musicisti a esplorare nuovi orizzonti musicali fino a quel momento mai coperti. Intervistato da riverse riviste, il batterista Masquis Marky ha più volte fatto accenno a influenze diversissime fra loro come possono essere, per esempio, Frank Zappa e i Killing Joke: gli assoli e i riff di “No More Color” sono ricchi di variazioni, refrain e cambi di tempo che da questo momento in poi diverranno il cavallo di battaglia del trio svizzero.

L’esempio più lampante di tutto ciò è probabilmente “D.O.A.”, che con quel suo stacco psichedelico prima dell’assolo concentra la miscela esplosiva di questi Coroner e la loro abilità di prendere un motivo di poche note e continuare a renderlo più cervellotico e complesso. Il virtuosismo di Tommy Vetterli dietro alla chitarra, marchio di fabbrica imprescindibile del trio, insieme a quel basso ossessivo e sempre ben bilanciato suonato da Tommy T. Baron, trovano il loro apice nelle bellissime “Tunnel Of Pain” e “Why It Hurts”, quest’ultima con il testo scritto dal compianto Martin E. Ain dei Celtic Frost.
Ma è con “Last Entertainment” che la band ci mostra un assaggio di quello che sarebbe diventata poi, grazie a quell’oscuro sintetizzatore di Steve Rispin (già ingegnere del suono a fianco di Sabbat e Satan) che introduce un formidabile pezzo praticamente progressive/thrash, influenzato largamente dagli ascolti più darkwave e sperimentali della band.

Il tour statunitense di “No More Color”, di spalla ai Kreator, è stato ricordato più volte, in diverse interviste al terzetto, come quello più di successo della band, con una marea di copie vendute e grande entusiasmo da parte dei fan, affamati di novità provenienti anche dal Vecchio Continente. Non è un caso: con questo disco i Coroner hanno compiuto un salto che forse non ha regalato loro il successo commerciale che avrebbero meritato, ma che li ha marchiati a fuoco in una intera generazione di ascoltatori, poco prima che “Mental Vortex”, già rivisitato su queste pagine, sparigliasse ancora una volta tutte le carte in tavola.

L’eredità dei Coroner, che oggi, fortunatamente, continua grazie all’ottimo “Dissonance Theory”, inizia in un certo senso qui: il non voler mai ricorrere a strutture semplici e scorciatoie, il voler sfidare l’ascoltatore a immergersi in una tempesta di riff complessi e soffocanti, sono i marchi di fabbrica di “No More Color”, un disco che ha saputo segnare più di una generazione di musicisti, come si vede oggi nel groove di alcuni generi più moderni che, all’oscurità, aggiungono l’elemento della tecnica estrema.
Un disco assolutamente imprescindibile se si ama un certo tipo di thrash, che, seppur legato in un modo a stilemi ancora tradizionali, meriterebbe di essere riscoperto da chiunque voglia suonare davvero originale ai giorni nostri.

TRACKLIST

  1. Die by My Hand
  2. No Need to Be Human
  3. Read My Scars
  4. D.O.A.
  5. Mistress of Deception
  6. Tunnel of Pain
  7. Why It Hurts
  8. Last Entertainment
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