CORPSEGRINDER – Corpsegrinder

Pubblicato il 19/02/2022 da
voto
7.5
  • Band: CORPSEGRINDER
  • Durata: 00:31:09
  • Disponibile dal: 25/02/2022
  • Etichetta:
  • Perseverance Music Group

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Con una popolarità sempre più affermata – fra la ovvia considerazione di cui godono da sempre i Cannibal Corpse, una lista di collaborazioni e ‘ospitate’ sempre più lunga e la spinta garantita dai social media – era solo questione di tempo prima che qualcuno proponesse a George “Corpsegrinder” Fisher il progetto di pubblicare un disco solista. L’idea è venuta al sempre intraprendente Jamey Jasta, leader degli Hatebreed che da qualche anno si sta facendo segnalare anche come compositore e produttore. Già dietro il recente rilancio di una vecchia gloria come Dee Snider, Jasta si tuffa in questa nuova avventura con l’aiuto del fido Nick Bellmore, per anni batterista dei Toxic Holocaust, ma ormai maggiormente noto come produttore dello stesso Snider e di altre realtà più piccole dell’underground americano. Assistito anche da Charlie Bellmore, fratello del suddetto Nick, il duo ha scritto e prodotto questo “Corpsegrinder”, disco all’insegna di una solida miscela di death, thrash e hardcore metallizzato, in cui ovviamente non sono rari i rimandi al background di chi lo ha composto. Se Jasta è riuscito a infilare dei riff degli Hatebreed nel repertorio di un mostro sacro dell’hard rock come il succitato Dee Snider, è normale che tale espediente funzioni a maggior ragione qui, dove la musica è messa la servizio di un cantante abituato a sonorità ancora più dure. La bravura sta nell’aver costruito un album volutamente ‘caciarone’ e ignorante, quasi sempre basato sull’intesa fra la robustezza delle ritmiche e la nota consistenza della voce del cinquantenne Fisher, e dall’aver da questo tratto forza e felicità espressiva, raggiungendo un logico equilibrio. Pezzi come “Acid Vat” – in cui è ospite Erik Rutan – e “All Souls Get Torn”, oltre all’incipit di “On Wings of Carnage”, mostrano il lato più death metal della proposta, pur non rinunciando a breakdown e passaggi maggiormente hatebreediani, mentre il resto della tracklist sembra partire più spesso da formule che non avrebbero stonato su un “The Rise of Brutality” o un “Supremacy”, per poi estremizzarsi su coordinate più death-thrash. Si nota regolarmente la grande cura riposta nei ritornelli ed è chiaro come alla base del songwriting vi fosse l’idea di creare una decina di piccoli grandi inni ideali per essere suonati dal vivo, seguendo appunto i dettami del gruppo principale di Jasta. Al netto di un paio di episodi meno ispirati, il valore di questo disco sta anche nel non prendersi troppo sul serio e nel non apparire mai troppo scontato: c’è quasi sempre una piccola sorpresa dietro l’angolo, un riff che slitta impercettibilmente verso esiti imprevedibili o un breakdown talmente fragoroso da strappare subito un sorriso. Musica per il corpo (e il collo) più che per la mente, ma da questi personaggi sarebbe stato stupido aspettarsi qualcosa di diverso.
Il primo album marchiato Corpsegrinder si lascia insomma ascoltare con piacere e lancia conferme confortanti sia sulle doti interpretative del sempre più corpulento cantante floridiano, sia sull’esperienza in sede di regia del team Jasta/Bellmore, qui artefice di un’altra bella prova al servizio di un’icona della nostra musica.

TRACKLIST

  1. Acid Vat
  2. Bottom Dweller
  3. On Wings of Carnage
  4. All Souls Get Torn
  5. Death Is the Only Key
  6. Crimson Proof
  7. Devourer of Souls
  8. Defined by Your Demise
  9. Master of the Longest Night
  10. Vaguely Human
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