CORRUPTED – Garten Der Unbewusstheit

Pubblicato il 04/10/2011 da
voto
8.0
  • Band: CORRUPTED
  • Durata: 01:00:02
  • Disponibile dal: 22/08/2011
  • Etichetta:
  • Nostalgia Blackrain

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Si chiude un’era. I Corrupted licenziano l’ultimo album con la formazione storica. “Garten Der Unbewusstheit” è l’ultimo album dei Corrupted al quale hanno preso parte lo storico chitarrista/fondatore Talbot e l’inimitabile vocalist/bestia Hevi. L’intenzione di continuare con due nuovi rimpiazzi è già stata espressa dalla band, ma il futuro del combo super-doom giapponese a questo punto, almeno sotto il punto di vista stilistico, rimane incerto, e non resta dunque che assaporare l’ultimo spasmo del presente di una mostruosità musicale dell’underground più nichilista ormai assolutamente leggendaria. Il quarto full length dei terrificanti doomster del Sol Levante è come il climax finale di un film horror psicologico. La fine di una storia che non ha mai rappresentato nulla di buono: i cattivi che vincono, e la luce che viene estromessa per sempre. Sono necessari i primi dieci minuti di “Garten” per introdurre la marcia funebre verso l’oblio più totale che si srotolerà in chiusura. Per dieci  minuti i Corrupted ci appendono a un filo sopra le bocche dell’Ade. Ci fanno dondolare lì, in uno strano e ammaliante “silenzio” rotto solo da arpeggi di chitarra che arrivano a folate e dalla voce sospirante di Hevi che mormora versi sconnessi, incomprensibili e completamente paranoici. Il post-rock minimalistico e delicato di Stars Of The Lid e affini sembra aver fatto breccia nelle possenti e nauseabonde mura dei Corrupted, ma è solo una tattica, il giusto preambolo a una fine atroce studiata al millimetro. L’ultimo respiro concesso a chi sta per essere giustiziato per annegamento. Se i Corrupted devono morire, con “Garten Der Unbewusstheit” hanno deciso di portarsi dietro tutto e tutti. Dopo dieci minuti scocca l’ora: una tempesta insopportabile di watt urticanti e rovente fanghiglia psichedelica si avvicina da lontano facendo presagire che il sottile filo che ci tiene in vita non reggerà minimamente il colpo. Chi conosce i Corrupted sa benissimo di cosa stiamo parlando. Montagne. Picchi. Monoliti giganteschi di lava sonica circondati da disgustose cascate sterminate di cenere rovente. Tutto intorno a noi comincia a collassare, a implodere come sotto il risucchio inarrestabile di un buco nero sterminato. I quattro sinistri minuti acustici di “Against The Darkest Days” (praticamente nulla di più che un interludio per gli standard temporali dei Nostri) fin nel titolo evocano e annunciano l’iniziazione ufficiale dello sterminio su larga scala. Chiudono il disco i trenta collassanti e soffocanti minuti di “Gekkou No Daichi”, in cui il genocidio di timpani si compie con violenza e repulsione ineguagliabile. Un trionfo totale del funeral doom, della psichedelia più nera perversa e dello sludge/doom più deforme, che spezza il filo che ci sostiene e fa precipitare tutto e tutti nel vuoto più totale. Nell’oblio più innominabile. Nel caos più ripugnante che si possa immaginare. Questo disegno cosmico per la perfetta distruzione di un mondo, ovviamente, si compie tutto al rallentatore come il verbo Corrupted impone. A questo punto si ha tutto il tempo necessario per prendere coscienza del fatto che la fine è vera e si sta materializzando proprio sotto i propri occhi. Solo i Corrupted riescono a far assistere l’ascoltatore alla propria fine in maniera così lucida e perversamente piacevole. Come ogni altro capitolo della loro discografia, siamo ancora una volta di fronte ad un lavoro inumanamente immenso.

TRACKLIST

  1. Garten
  2. Against The Darkest Days
  3. Gekkou No Daichi
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