7.0
- Band: COSMIC REAPER
- Durata: 00:43:29
- Disponibile dal: 26/09/2025
- Etichetta:
- Heavy Psych Sounds
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Il sound dei Cosmic Reaper continua a maturare sotto l’ala protettrice della Heavy Psych Sounds Records che punta ancora sul quintetto per il nuovo “Bleed The Wicked, Drown The Damned”, a quattro anni dalla pubblicazione dell’eponimo debutto.
La formazione di Charlotte, North Carolina, affida ancora una volta la realizzazione dell’artwork a Branca Studio dello spagnolo Pol Abran, consegnando alla propria musica un ottimo biglietto da visita: l’inquietante figura femminile che campeggia sulla copertina, infatti, diventa il riflesso ideale delle prime note dell’opener “Hammer”, guidando l’ascoltatore nelle atmosfere cupe e viscerali che permeano l’intero lavoro.
I riferimenti musicali sono semplici: “Vol. 4” dei Black Sabbath si staglia come un’enorme faro sugli otto brani della scaletta, ma lo spettro sonoro dei Cosmic Reaper è intriso dal suono di innumerevoli band (anche provenienti da altri mondi come lo sludge e lo stoner) che hanno aggiunto, nei decenni, colore e sfumature al doom metal, ridefinendone talvolta l’identità complessiva attraverso fuzz esasperati e un sound paludoso.
Tra derive psichedeliche, spaziali e cosmiche, infatti, emergono innesti di alt metal e grunge che rendono il sound distintivo e carico di una forza dirompente: tutti questi elementi – che fondono Black Sabbath, Saint Vitus, Melvins e il grunge primigenio dei Soundgarden degli esordi, solo per dirne alcuni – convivono in un equilibrio teso e altalenante.
Se la produzione dona luce e intellegibilità ai suoni delle chitarre comunque pastosi e opprimenti, a volte il gruppo cade in cliché abusati, come accade nell’opener, che dopo un’introduzione atmosferica con una batteria che emerge dalle chitarre fangose come un panzer, non mantiene le sue promesse di epicità e magniloquenza.
Colpa probabilmente anche di un cantato monotono e poco espressivo, quasi sacerdotale, scelta stilistica che non riesce a valorizzare in tutte le occasioni il possente e impeccabile lavoro della sezione ritmica e delle chitarre. In ogni caso, lo stile statico del cantato di Thad Collis è ben compensato dalla sua abilità alla chitarra, e i riff, frutto di un lavoro di composizione e armonizzazione certosino, appaiono ispirati, ben costruiti su un’ossatura di basso e batteria centrata e potente.
Dopo la claustrofobia apocalittica di “Bloodfeather”, “Pot of Gold” e “Parasites”, accomunate dalle fantasie sabbathiane dei Cosmic Reaper, spuntano momenti di pura tensione drammatica: “Dwelling”, delicata, tesa e macabra, costruita su un lavoro di basso, chitarre colorate di reverbero e doppia cassa impazzita, è un brano memorabile, che lascia intravedere un talento in nuce degli Americani, e . tra gli arpeggi ‘in minore’ a là Alice in Chains e atmosfere nebbiose tipiche dei Crowbar più cadenzati – sfocia nella successiva “Perfect Organism”.
Lo stesso vale per “Bones”, malsana e atmosferica, trainata da un lamento canoro trasportato dalle litanie soliste di Pete Snasdell, terzo chitarrista ad affiancare il cantante Thad Collins e l’ascia di Dillion Prentice.
Il secondo tassello della discografia del ‘mietitore cosmico’ aggiunge valore a una carriera cominciata con un debutto non del tutto all’altezza, mostrando però oggi una band sicuramente più matura e consapevole delle proprie potenzialità.
Se nei prossimi lavori i Cosmic Reaper sapranno concentrarsi con decisione sui brani in cui tutte le loro influenze convivono e si intrecciano come in “Dwelling” e “Pot of Gold” per dirne un paio, potremmo trovarci di fronte a una versione nuova e ancora più convincente della band.
In ogni caso, “Bleed The Wicked, Drown The Damned” resta un lavoro dignitoso, ed è ancora una volta opportuno considerare come non siano i gruppi mainstream a mantenere viva la fiamma di un genere come il doom metal, ma le innumerevoli uscite come questa, fulgidi esempi di musica forgiata dalla fede assoluta in un linguaggio, nella ripetizione dei suoi stilemi e dei suoi cliché diventando non più un insieme di suoni ma filosofia e stile di vita.
