7.0
- Band: COUNTERFEIT
- Durata: 32:10
- Disponibile dal: 17/03/2017
- Etichetta:
- Xtra Mile Recordings
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Indubbio è che presentare una band il cui frontman è una vecchia conoscenza degli studios losangelini, di Burberry, “Sweeney Todd”, “Twilight” e “Harry Potter”, non è che un altro punto a favore di un marketing che ha ‘aggredito’ prepotentemente anche il lato più heavy della musica. Il lato male-fronted di quei progetti simil-The Pretty Reckless, per citarne uno degli ultimi, o 30 Second To Mars, per citarne uno dei più celebri, è innegabile contraddistingua l’affacciarsi al nuovo – e primo – album dei Counterfeit. E se il genere – quel punk-metal candeggiato di attitudine emo/post-hardcore che tanto soddisfa le più giovani generazioni di rockers – non ha già poi molto da dire di nuovo, ciò non toglie che “Together We Are Stronger” non è un album da giudicare non credibile. Tutt’altro. Il debut della band di Jamie Campbell Bower è infatti un piccolo toccasana per il lato più smaccatamente commerciale e da prodotto di classifica, che decide di prendere le sonorità più distorte di certi Danko Jones, il lato più catchy del pop-rock, l’attitudine di certo mood adolescenziale, e condire il tutto con un piglio da band hardcore punk. I dieci brani che lo compongono non esauriranno di certo il carico di qualità solamente alla luce delle premesse appena fatte, ma risultano dotato di un retrogusto comunque autentico, credibile e, tutto sommato, ben riuscito. Le trame dei meno impervi e pur primi Biffy Clyro si sente eccome in “Close To Your Chest”, così come la caparbietà di singoli come “Enough”, dove il pattern ritmico sembra emulare la “Beautiful People” mansoniana, e sia la ruvidità di certi brani fatti per essere veri e propri anthem della band inglese come “As Yet Untitled” sia la frivolezza (nel senso buono) di certi ballatoni come “Letter To The Lost” riescono a risultare ben funzionanti. La voce di Bower, in brani emblema come “Enough”, non è affatto da disdegnare e così la portata della band che suona aggressiva come se ci fosse dell’altro a muovere la band, oltre che una bieca vena da band costruita a tavolino. C’è qualcosa di indubbiamente valido, insomma, in questo debutto, il che non fa che confermare le ottime considerazioni alla luce delle performance live della band, sempre all’altezza della situazione e, seppur lontana dall’essere la band rivelazione, anche lontana dalla stroncatura a priori per le ragazzine sedicenni sedotte dal biondo alla voce e chitarra.
