COVENANT – Nexus Polaris

Pubblicato il 21/10/2020 da
voto
8.5
  • Band: THE KOVENANT
  • Durata: 00:43:28
  • Disponibile dal: 24/03/1998
  • Etichetta:
  • Nuclear Blast
  • Distributore: Warner Bros

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In principio furono i Troll, un nome che non faceva certo dell’originalità il suo forte, per una band proveniente dalla Norvegia, dove queste strane creature sono praticamente un simbolo nazionale. È sotto tale monicker che uniscono per la prima volta le loro forze Stian André Arnesen e Amund Svensson, prima di dar vita ai Covenant, formazione che li vedrà cambiare spesso i loro pseudonimi, oltre anche al nome stesso del gruppo; ma che sarà anche il loro viatico verso un successo che, almeno per un paio d’anni, li porrà tra le band più visibili dell’intera scena.
L’ esordio sulla lunga distanza è del 1997: forse un po’ acerbo, “In Times Before The Light” mostrava già tutti i semi di una formazione che poteva sfondare nel panorama del symphonic metal, la vera new sensation (almeno in termini commerciali) all’interno di un genere giovane ma in continua evoluzione: un sound altisonante e atmosferico, che non mancava tuttavia di aggressività, perfetto per accattivarsi i favori di chi flirtava con l’estremo ma con qualche difficoltà nei confronti delle componenti più ruvide e cacofoniche del black. A cavallo dell’uscita di tale disco, Stian (alias Nagash) contribuisce all’esplosione dei Dimmu Borgir con il clamoroso “Enthrone Darkness Triumphant”, e forse proprio il successo di quest’altra band lo spinge a cercare di fare un salto in avanti con la sua prima priorità; lui e Blackheart decidono di non prendersi più carico di tutti gli strumenti, convocando al loro fianco una vera e propria all-star band: Sverd degli Arcturus alle tastiere, il già allora prezzemolino Hellhammer alla batteria, Astennu come secondo chitarrista e Sarah Jezebel Deva come soprano. Le aspettative si fecero altissime e vennero tutt’altro che deluse. I due diciannovenni (!) trovarono particolare linfa compositiva nel confronto con una band a tutti gli effetti, peraltro di una tal caratura, e il risultato fu una perfetta colonna sonora da b-movie. Passaggi altisonanti, evidentemente derivati dall’approccio dei Dimmu Borgir, e movimenti più schizoidi e imprevedibili figli degli Arcturus si stemperano ottimamente in brani accattivanti, tuttavia mai banali.
L’arpeggio di chitarra che apre “The Sulphur Feast”, trasformandosi presto in una fuga di tastiere, la dice lunga sul desiderio di offrire al pubblico un disco che – complessivamente – è pura atmosfera, insieme orrorifica e adrenalinica. Il tema portante dell’opener torna anche, con piccole varianti, in altri brani, proprio a sottolineare una certa continuità, quasi fosse l’ouverture di un’opera lirica. E, da questo punto di vista, i gorgheggi di Sarah Jezebel Deva contribuiscono molto ad arricchire brani come “Planetary Black Elements”. Ci sono pezzi più cupi e suadenti (“Bizarre Cosmic Industries”), altri apertamente classici, più vicini a Pergolesi che a qualunque band norvegese: “Bringer Of The Sixth Sun” è guidata da uno Sverd in stato di grazia, che con il suono da spinetta delle tastiere dona un tocco unico a questo disco. Il finale è affidato a “Chariots Of Thunder”, un mid-tempo sui generis, freddo e conturbante insieme, che in qualche modo anticipa il suono futuro della band, ben rappresentando l’ampio spettro evocativo di questo combo.
A seguire, per citare i Genesis… ne restarono solo tre. Ai due membri storici, divenuti nel frattempo Psy Coma e Lex Icon, restò al fianco Hellhammer, ribattezzato Von Blomberg; come accennato, anche la band passa a un nuovo monicker: The Kovenant. Si risolve così una questione legale con un omonimo gruppo svedese e al tempo stesso si rappresenta meglio la nuova direzione musicale, un mix di edulcorate sonorità black, ritmiche industriali e un certo gusto tamarro non distante dall’EBM, che prende dal punto di vista tematico ed estetico direzioni cyber-spaziali. Dapprima con “Animatronic”, adrenalinico e pomposo esperimento che aliena loro non pochi favori, poi con il più ragionato “SETI”, che li lancia invece nello spazio profondo alla ricerca di sonorità (e tracce di vita) aliene. Nominalmente ancora attivi, ci hanno lasciato come ultima prova della loro esistenza la ri-registrazione del disco d’esordio, ormai tredici anni fa; chissà in quale remoto angolo del sistema solare si sono nascoste queste due bizzarre creature…

TRACKLIST

  1. The Sulphur Feast
  2. Bizarre Cosmic Industries
  3. Planetarium
  4. The Last Of Dragons
  5. Bringer Of The Sixth Sun
  6. Dragonheart
  7. Planetary Black Elements
  8. Chariots Of Thunder
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