COVERDALE • PAGE – Coverdale • Page

Pubblicato il 01/03/2025 da
voto
8.5
  • Band: COVERDALE PAGE
  • Durata: 01:01:07
  • Disponibile dal: 15/03/1993
  • Etichetta:
  • Geffen Records

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Ci sono strade che, pur avendo destinazioni completamente diverse, finiscono per confluire in un’unica direzione, anche se per un breve periodo. Lo stesso vale per le nostre vite, per le persone che incontriamo e con le quali condividiamo parte del nostro cammino, e vale anche per alcuni percorsi artistici, come quello di Jimmy Page e David Coverdale che, nel 1993, unirono le proprie forze per un unico disco, intitolato semplicemente “Coverdale • Page”.
Prima di entrare nel vivo della recensione, diamo un po’ di contesto. In quegli anni, Jimmy Page aveva recuperato un certo desiderio di tornare a suonare e, prevedibilmente, questo aveva riacceso tutta una serie di speranze su una possibile reunion dei Led Zeppelin. Fu Robert Plant a tirarsi indietro, preoccupato per le ripercussioni sulla sua carriera solista, lasciando il chitarrista (e mezza popolazione mondiale) delusa e amareggiata. David Coverdale, nel mentre, aveva messo in stand by i suoi Whitesnake dopo il tour di supporto a “Slip Of The Tongue” (1989) e si era temporaneamente ritirato in attesa di capire che direzione dare alla sua carriera.
Fu John Kalodner, il celebre A&R della Geffen, ad avere l’idea di proporre una collaborazione tra i due, sfruttando il fatto di essere sotto la stessa label. Coverdale fu entusiasta fin dal primo momento, essendo da sempre un fan degli Zeppelin, mentre Page era inizialmente restio. Superate le incertezze, comunque, anche il chitarrista si convinse e i due raccolsero intorno a loro un manipolo di musicisti e turnisti per dare vita all’album “Coverdale • Page”.
Il risultato di queste sessioni, comprensibilmente, crea un punto di incontro tra i mondi dei due protagonisti: i riff zeppeliani di Page e la vocalità di Coverdale si fondono in un’alchimia inaspettata e il risultato finale è entusiasmante. Il chitarrista non cerca il virtuosismo e lavora sul groove e la potenza della sua ritmica, talvolta recuperando idee dal passato – il riff di “Shake My Tree” arriva direttamente dalle sessioni di “In Through The Out Door”; mentre il cantante, da parte sua, ci mette il suo timbro sabbiato e le sue urla acute, per certi versi molto simili a quelle dello stesso Plant, che non risparmierà al collega più di una frecciatina al veleno.
Addentrandoci più approfonditamente nella tracklist, la già citata “Shake My Tree” svetta nel suo ruolo di perfetta opener, ma non possiamo non citare altri episodi come “Pride And Joy”, con quel dulcimer che fa molto “Led Zeppelin III”; la sinuosa ed epica “Over Now”, con la sua atmosfera kashmiriana, o la conclusiva “Whisper A Name For The Dying”, maestosa e mesta nel suo raccontare la Guerra del Golfo. Ottimi i momenti in cui i due spingono il pedale dell’acceleratore (“Feeling Hot”), così come le ballad, “Take A Look At Yourself”, “Don’t Leave Me This Way” e, soprattutto, “Take Me For A Little While”. Quest’ultima, in particolare, rappresenta per chi scrive il vero capolavoro del disco, un gioiello di intensità, su cui svetta una performance vocale di Coverdale da applausi, una delle migliori della sua intera carriera.
“Coverdale • Page”, pur venendo pubblicato in un periodo in cui i gusti del pubblico stavano andando in direzioni molto diverse, ottenne risultati di tutto rispetto, raggiungendo addirittura il disco di platino (un milione di copie) negli Stati Uniti. Meno fortunato, invece, il tour successivo, che venne cancellato sia in America che in Europa, per essere poi confermato solo nell’immancabile Giappone.
Dopo aver percorso questa breve strada assieme, Coverdale e Page ripresero il loro cammino senza più incontrarsi: il primo riportò in vita i Whitesnake con l’ottimo “Restless Heart” del 1997; mentre il secondo ritrovò l’intesa con Robert Plant dando il via al progetto Page & Plant, di fatto la cosa più vicina ad una reunion dei Led Zeppelin. “Coverdale • Page”, dunque, resta una gemma solitaria, figlia di un particolare allineamento di eventi che, nella storia del rock, ha spesso portato a risultati inaspettati. Con a disposizione discografie come quelle di Led Zeppelin e Whitesnake, già ricchissime di capolavori, è facile dimenticare l’esistenza di questo capitolo. Eppure, nel caso non abbiate avuto mai occasione di ascoltarlo, avrete la fortuna di recuperare una perla dimenticata che merita senza dubbio di ottenere il giusto riconoscimento.

TRACKLIST

  1. Shake My Tree
  2. Waiting On You
  3. Take Me For A Little While
  4. Pride And Joy
  5. Over Now
  6. Feeling Hot
  7. Easy Does It
  8. Take A Look At Yourself
  9. Don't Leave Me This Way
  10. Absolution Blues
  11. Whisper A Prayer For The Dying
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