COWARDS – Hoarder

Pubblicato il 25/10/2013 da
voto
7.5
  • Band: COWARDS
  • Durata: 00:27:23
  • Disponibile dal: 15/09/2013
  • Etichetta:
  • Throatruiner Records

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Un bel segno della croce. Deve iniziare con questo semplice gesto l’ascolto di questo EP stupratore. Con una preghiera di misericordia. Vanno implorati tutti i santi e va fatta esplicita richiesta che questi preservino quanto possibile l’integrità dei nostri timpani e il nostro equilibrio mentale. Indicatori allarmanti di una scena hardcore e metal francese sempre più in preda ad una ebollizione creativa esaltante, i parigini Cowards ci presentano il loro primo EP sotto forma di un conto salatissimo da pagare – di tanti timpani sfondati e di tanti crani frantumati per effetto dell’ascolto di suddetto abominio. Non è certo fisica quantistica la musica dei Cowards, anzi, forse è quanto di più basilare si possa immaginare nel campo post-hardcore oggigiorno. Ma non è questo il punto, non è questa la riflessione che vogliamo fare. Ciò che vogliamo veicolare è l’inumana violenza del lavoro che viene portata a termine tramite una essenzialità stilistica e una semplicità assolutamente incredibile. I Cowards con “Hoarder” hanno realizzato il sogno proibito di ogni band post-hardcore, ovvero hanno raggiunto il massimo risultato con il minimo sforzo. La loro unione di sludge e metalcore infatti viaggia su un binario unico, fatto di massacranti riff hardcore di sputtanatissima derivazione convergiana, forzati in un’escalation di violenza inaudita ottenuta tramite l’enormità del classico riffing sludge-doom di chiarissima matrice Eyehategod, Buzzov-en, Cavity, eccetera, e senza sdegnare neanche l’inclusione di un utilissimo apporto stilistico dal taglio più moderno preso in prestito direttamente dai Fudge Tunnel, dai Godflesh e dai Melvins. Le strutture compositive ideate dai Nostri si destreggiano benissimo tra colossali badilate sludge, repentine accelerazioni hardcore in pieno stile The Secret o Nails e mid-tempo squassanti che richiamano alla mente la prima ora del post-hardcore di scuola HydraHead, ovvero Botch, Breach, Drowningman, Coalesce e Keelhaul. Andranno lontano, molto lontano, e non perché apriranno chissà quali porte sul futuro, ma perché ne abbatteranno semplicemente le pareti facendosi strada a forza, come il bulldozer che sono. Il sigillo finale sul supplizio folle concepito dalla band si materializza in chiusura con una spastica e deforme cover di “Blessed Persistence” degli 16 Horsepower, ennesima riprova che questi quattro parigini sono tutto fuorché persone normali. Grandiosi.

TRACKLIST

  1. The Old City
  2. Smell Of An Addict
  3. Fork Out
  4. Where Lies The Anchor
  5. Blessed Persistence (16 Horsepower cover)
1 commento
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