CRADLE OF FILTH – Dusk… And Her Embrace

Pubblicato il 21/06/2018 da
voto
9.5
  • Band: CRADLE OF FILTH
  • Durata: 00:53:12
  • Disponibile dal: 18/08/1996
  • Etichetta: Music For Nations
  • Distributore: Audioglobe

Il 1996 è l’anno nel quale la svolta sinfonica – solo accennata due anni prima – diventa per il black metal in qualche modo effettiva (e per qualcuno quel momento coincide con l’inizio del declino del genere). Iniziano a fare capolino band con un sound più melodico, per le quali le tastiere acquistano un valore e uno spazio non più marginale ma sempre più organico, a dimostrazione che quel “In The Nightside Eclipse” (Emperor) aveva decisamente colpito nel segno. Tra le uscite di quell’anno, abbiamo infatti i dischi di debutto di Limbonic Art e Dismal Euphony, oltre alla seconda fatica dei vampireschi Ancient e all’ottimo “Drep De Kristne” dei Troll. Gli allora compagni di etichetta, nonché ‘diretti concorrenti’, Dimmu Borgir uscivano invece con “Stormblåst”, ma il salto stilistico sarebbe avvenuto però solo l’anno successivo, quando anche i norvegesi avrebbero lasciato la Cacophonous per una major, pubblicando l’ottimo “Enthrone Darkness Triumphant” uscito per Nuclear Blast). Ma torniamo veloci in terra d’Albione. Gli inglesi capitanati da Dani Filth si erano già fatti notare nell’underground estremo grazie al primo full “The Principle Of Evil Made Flesh”, che mostrava un approccio diverso alla materia rispetto al già multi-sfaccettato universo del black metal europeo (scandinavo da un lato e mediterraneo dall’altro). Il 1996 vede una doppia uscita targata Cradle Of Filth, causata dai problemi legali con l’etichetta e dai dissidi interni che porteranno all’abbandono di metà della band: in primavera vede la luce il mini “V Empire”, prima registrazione con la nuova line-up e ultimo lavoro targato Cacophonous Records, messo assieme in gran fretta proprio al fine di svincolarsi dal contratto, ma non per questo un’uscita da trascurare; “Dusk…  And Her Embrace” esce invece in estate inoltrata e alla formazione da poco rimaneggiata si aggiunge Gian ad irrobustire le chitarre. Non si tratta della semplice segnalazione di rito, l’apporto del nuovo arrivato si fa sentire e le trame di chitarra ne guadagnano diffusamente, assumendo spesso caratteristiche maideniane (un gusto classicamente heavy metal che non abbandonerà mai del tutto le successive produzioni degli inglesi). Nonostante ciò e nonostante la band britannica venga originariamente dal death metal – del quale il disco d’esordio porta ancora le tracce – questo è un lavoro che aderisce pienamente e inconfutabilmente agli stilemi black metal. Non è il caso di farsi influenzare dal dato del passaggio di etichetta – anche perché Music For Nations non è certo tacciabile di essere stata una label smaccatamente commerciale – come testimoniato da una produzione tutt’altro che cristallina o ‘bombastica’, anche se certamente meno grezza e appuntita rispetto al full d’esordio (ricordiamo, inoltre, che una prima versione del disco, registrata dalla vecchia lineup, è stata rimasterizzata e fatta uscire nel 2016 con il titolo “Dusk… And Her Embrace – The Original Sin”). Siamo anche ancora, fortunatamente, lontani dalle facili trovate melodiche e dal massiccio uso di orchestrazioni e sovrastrutture che purtroppo faranno capolino più avanti, assieme ad una certa confusione stilistica e di songwriting. In poche parole le canzoni contenute in questo lavoro non sono affatto materia per ragazzine in gonna di tulle nero e poster di Nightmare Before Christmas in camera, ma mostrano un approccio decisamente violento e compatto, nel quale gli inserimenti sinfonici e di voce femminile sono ‘asciutti’ e ben calibrati. I Vampiri di Ipswich dimostrano classe e un ottimo gusto in fatto di scrittura, riescono ad esprimere drammaticità e orrore senza mai cadere nel banale o, peggio, scadere nel pacchiano. “Heaven Torn Asunder” è un meraviglioso esempio del connubio tra furia black metal ed atmosfere gotiche. E’ un gotico autentico, figlio dei film della Hammer e dei grandi classici della letteratura sette/ottocentesca europea, pregno di un romanticismo che odora di crisantemi marci, incenso e sangue rappreso. “Funeral In Carpathia” è probabilmente il momento più alto del disco, esempio perfetto di ciò di cui stiamo parlando, per quanto durante gli oltre cinquanta minuti di ascolto non siano mai presenti cali di tensione. Impossibile non menzionare l’altrettanto sublime “A Gothic Romance (Red Roses For The Devil’s Whore)” o la grandiosa e spiritata title-track. Tutta la band appare in ottima forma, mai sopra le righe e capace di attirare e mantenere sempre alta l’attenzione, complici i lunghi ed intricati testi quasi interamente intelligibili e, non da ultimo, un artwork stupendo che permette di immergersi completamente nelle atmosfere nebbiose della brughiera inglese, tra castelli in rovina e antichi cimiteri. Abbiamo scritto che l’apporto sinfonico non è eccessivo ma ciò non significa che non sia assolutamente rilevante, semplicemente è integrato in maniera perfetta e funzionale alle composizioni, in armonia con la preponderante parte black metal (si veda “Beauty Slept In Sodom”, in cui spiccano le chitarre e un pregevole assolo heavy). Un’ultima menzione va ad “Haunted Shores”, epica, trascinante e drammatica, uno dei brani più tirati dell’album. Si chiude in una Avalon infestata un lavoro privo di punti deboli, compatto e ricco di fascino, capace di risultare fresco e coinvolgente anche a più di vent’anni di distanza e che ci consegna una band e un Dani Filth al proprio apice compositivo.

TRACKLIST

  1. Humana Inspired To Nigthmare
  2. Heaven Torn Asunder
  3. Funeral In Carpathia
  4. A Gothic Romance (Red Roses For The Devil's Whore)
  5. Malice Through The Looking Glass
  6. Dusk And Her Embrace
  7. The Graveyard By Moonlight
  8. Beauty Slept In Sodom
  9. Haunted Shores
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