CRANIAL – Structures

Pubblicato il 30/09/2025 da
voto
7.5
  • Band: CRANIAL
  • Durata: 00:43:44
  • Disponibile dal: 02/10/2025
  • Etichetta:
  • Moment Of Collapse

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Sembra inevitabile si debba passare attraverso il dolore per produrre musica di un certo tipo: i Cranial ne hanno subito parecchio in tempi recenti, come dichiarano nella presentazione di questo loro terzo disco. E se di alcune loro personali vicende giustamente possiamo sapere poco, sicuramente non abbiamo difficoltà a capire le sensazioni provate in conseguenza della morte del loro ex batterista e membro fondatore Cornelius Martin, deceduto lo scorso anno per sclerosi laterale amiotrofica.
La formazione di Würzburg , dopo aver pubblicato due album in tre anni – “Dark Towers / Bright Lights” nel 2017 e “Alternate Endings” nel 2019 – era scomparsa dai radar, facendo presagire una brusca interruzione della propria avventura; a quanto pare, c’erano sì molte difficoltà a frenarne, se non bloccarne, l’agire, mentre rimaneva ferrea la volontà di poter un giorno tornare e produrre nuova musica.
“Structures” cerca allora di dare voce a tutta la frastagliata e ingiusta sofferenza di questi anni, cercando di esprimerla in un linguaggio concreto, esplicativo di quanto vissuto ed elaborato. Il quartetto, guidato dall’ex Omega Massif Michael Melchers (uno dei due chitarristi), prova a dare una sua personale interpretazione di tutte quelle sonorità in peregrinazione tra sludge, hardcore, crust e doom, intagliate di visionarietà post-metal.
Nel loro caso, le visioni post-metal erano finora declinate secondo uno spirito più affine ai suoi albori, quindi nel solco di sonorità del primo decennio degli anni 2000. Quasi una realtà ‘d’altri tempi’, se vogliamo, con un forte spirito underground a dettarne le linee guida e l’azione. Lontana quindi da certi accomodamenti, levigature e melodiosità messe in mostra da altre realtà del genere in tempi recenti.

Isis e Knut, oltre agli Omega Massif ovviamente, erano i nomi più facilmente accostabili ai tedeschi nei lavori precedenti. Entità che riecheggiano anche oggi lungo i solchi di “Structures”, che fedelmente all’identità del gruppo e a tutta la negatività assimilata, non si presenta propriamente con arie solari e rasserenanti.
Il quattro sembra essere un numero importante per i Cranial, perché come i predecessori anche “Structures” si compone di quattro tracce, tre delle quali superiori ai dieci minuti di durata: le tempistiche allargate servono al quartetto per alternare assalti rudi e massicci e andamenti più cadenzati, dalle melodie amare e un rifluire di malinconico senso di sconfitta a contraddistinguerli.
Il suono è perennemente torbido e slabbrato, a tratti grumoso come potrebbe esserlo un disco crust-hardcore, influenza che rimane centrale nel discorso dei tedeschi.
Le connessioni con la discografia precedente, nonostante gli anni di sosta, rimangono forti. L’elemento distintivo di “Structures” è invece quello di una maggiore sottolineatura delle melodie e delle fasi atmosferiche, come se ci fosse la necessità di calibrare gli sforzi con maggiore pensiero e minore impulsività.
Le sfumature meno intransigenti avevano già un loro ruolo nell’idea sonora della band, ma restavano più sullo sfondo, nonostante già in “Alternate Endings” si notassero i primi accenni di quanto si ode oggi in “Structures”. Adesso, pur restando i Cranial una formazione torva, cupa e aggressiva, la miscellanea di tormenti e prostrazioni di cui sono protagonisti prende una piega dai toni meno incessanti, minacciosi; o almeno, la minaccia prende vie più sinuose, dando risalto a soluzioni minimali, sottili, quasi da colonna sonora. Pensiamo in questo senso all’avvio in punta di piedi di “Into The Abyss”, con la sua batteria sommessa a dettare i tempi e un drone di chitarra a salire gradatamente di intensità, o ad alcune algide armonie che vanno a impreziosire il finale in crescendo dell’opener “Guidelines”.

Nell’intero disco si danno man forte rigore ritmico, rudezza vocale e un impasto chitarristico che, pur restando greve e massiccio, non ha timore di osare, ora chiudendosi nel marciume sludge, ora aprendosi ad arie meste e sinistre, richiamando i Tragedy di “Darker Days Ahead”, oppure altri cultori di movimenti lunghi, tesi e in divenire, come Morne e Ultha.
Quando i midtempo si fanno particolarmente cupi i caracollanti – come durante la buia title-track – emergono più nette influenze black e death metal old-school, dando ulteriore cattiveria e profondità al disco.
“Structures” non brilla per originalità o idee chissà quanto personali e fuori dal coro; ciò nonostante, ha un’efficacia d’azione complessiva e un songwriting che lo mette al di sopra della media e dà una spinta in avanti ai suoi autori, prima più confondibili rispetto ad altre realtà dello stesso circuito, mentre con questo terzo album possono confrontarsi con la concorrenza a testa alta, forti di un’opera viscerale, diretta espressione delle proprie emozioni più genuine.

TRACKLIST

  1. Guidelines
  2. Structures
  3. Into The Abyss
  4. The Beauty In Aggression
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