7.5
- Band: CREEP
- Durata: 00:47:28
- Disponibile dal: 15/03/2010
- Etichetta:
- Hot Steel Records
I romagnoli Creep arrivano, in soli due anni dalla nascita, a registrare nel maggio 2009 il loro primo album: non passa poi molto per accasarsi alla nostrana Hot Steel Records e dare alle stampe questo “Beast In The Portrait”, concentrato rabbioso ed ispirato di metal dalle tinte moderne. Il suono della formazione è riconducibile alla scena metalcore senza tralasciare influenze vicine al thrash metal e al death melodico: apparentemente nulla di nuovo sotto il sole se non fosse per piccolo particolare che la formazione di Cesena riesce a fare centro al primo parto discografico. “Beast In The Portrait” suona convincente sin dai primi ascolti grazie alla sua carica esplosiva sempre contrapposta al largo spazio che viene dato alle melodie, abili a supportare le clean vocals rilegate solitamente ai soli ritornelli: non aspettatevi un disco moscio, l’irruenza della coppia ritmica e delle chitarre del duo Conti/Placucci, tra riff intricati e momenti carichi di groove, riesce a rendere godibili e adrenalinici i quaranta minuti di durata del platter. La buona qualità delle tracce e i coinvolgenti ritornelli giocano un ruolo determinante per l’assimilabilità delle composizioni costellate da numerosi cambi di tempo e di umore che non rendono mai noioso il lavoro ed anzi, ne garantiscono un’ottima longevità. L’intro classicheggiante di “Of Ivory And Gold”, la catchy “Autums Leaves”, bordate del calibro di “The Shameless Mother” e “Icarus” e la più progressiva titletrack la dicono lunga sulla bravura compositiva della formazione che non si limita a scimmiottare questo o quel gruppo ma, senza paraocchi su un genere specifico, dà sfoggio di qualità che solitamente rimangono inespresse per una band al debutto. Qualche difettuccio è ovviamente presente, qualche melodia un po’ forzata, l’apertura di “Autums Leaves” non ci convince appieno, e qualche ritornello migliorabile allontana lievemente l’orizzonte della perfezione da un disco comunque degno di nota. L’album, registrato allo studio 73 con Riccardo Pasini (Extrema, Slowmotion Apocalypse, Ephel Duath), gode di una produzione assolutamente all’altezza della situazione suggellando nel migliore dei modi il debutto della formazione nostrana. Date un po’ di fiducia a questa giovane formazione: non vi deluderanno, ne siamo certi.
