6.0
- Band: CREMATORY
- Durata: 00:42:00
- Disponibile dal: 15/04/2016
- Etichetta:
- SPV Records
- Distributore: Audioglobe
Nonostante una discografia recente un po’ troppo qualitativamente altalenante – aspetto tutto sommato comprensibile, per un gruppo giunto tra alti e bassi al tredicesimo album in carriera -, c’era una certa curiosità intorno all’ultimo lavoro del sestetto di Mannheim, per capire se Felix & co. sarebbero stati in grado di bissare il successo del penultimo Antiserum” (per chi scrive, insieme a “Klagebilder”, il disco migliore da quindici anni a questa parte). La mezza rivoluzione occorsa in seno alla line-up, con l’uscita lo scorso anno dei due chitarristi e del bassista, non sembra avere cambiato più di tanto le carte in tavola, e dunque la più longeva gothic-metal band crucca si ripresenta ai nastri di partenza con il consueto stuolo di comparativi (chitarroni, vocione, tastierone), ma purtroppo conferma anche stavolta la regola che la vuole incapace di infilare un filotto di dischi vincenti. Accantonata quasi del tutto la svolta EBM che aveva donato una nuova giovinezza al suo predecessore, “Monument” gioca la carta del cantato in tedesco per movimentare un po’ le acque – ben quattro i pezzi in lingua madre, strizzando l’occhio al pubblico di casa da sempre benevolo verso i discepoli della Neue Deutsche Härte -, ed in effetti le varie “Haus Mit Garten”, “Eiskalt” (molto Eisbrecher fin dal titolo), “Falsche Tränen” e “Die Letzte Schlacht” sono tra gli episodi migliori. Sul versante anglofono, da segnalare le più danzerecce “Die So Soon” e “Nothing”, mentre tra i colpi a vuoto segnaliamo “Misunderstood” (il ‘solito’ singolo targato Crematory), “Everything” (la brutta copia di “Caroline”), e l’accoppiata “My Love Within” / “Save Me” (fintamente cattiva la prima, soporifera la seconda). Tirando le somme, siamo leggermente al di sopra rispetto a “Pray” e “Infinity”, ma comunque non oltre una stiracchiata sufficienza. Il monumento della copertina resta quello ai caduti, sperando che, come al gioco dell’oca, siano in grado di tornare avanti al prossimo lancio di dadi.
