6.5
- Band: CREMATORY
- Durata: 00:54:06
- Disponibile dal: 13/04/2018
- Etichetta:
- SPV Records
- Distributore: Audioglobe
Il mercato discografico ai tempi dello streaming, si sa, non è facile, anche se hai la fortuna di vivere nel paese più redditizio per il nostro genere preferito e hai iniziato a costruirti una fan base agli albori di internet. La disaffezione del pubblico – evidenziata dai dati di vendita e dalla presenza ai concerti, ma evidentemente sintomatica di una qualità troppo altalenante – sembra aver portato i Crematory a un passo dallo scioglimento: per ammissione della band stessa, questo quattordicesimo (!) album potrebbe essere l’ultimo capitolo, a meno di un’inversione di tendenza da parte dei fan. In attesa di vedere il corso degli eventi, possiamo per il momento dire che, se davvero “Oblivion” dovesse essere l’epitaffio artistico del sestetto teutonico, sarebbe un modo dignitoso di congedarsi. Pur senza variare un canovaccio ormai consolidato (o forse proprio grazie a questo effetto Madeleine di Proust), Felix e soci confezionano infatti un lotto di canzoni che ripescano il meglio della produzione recente, riportandoci a tratti ai fasti di “Believe”, “Klagebilder” o “Antiserum”. Dopo l’intro cinematografica, in quasi un’ora di durata trovano dunque spazio i classici pezzi da ‘cine-balera’ (“Salvation”, “Revenge Is Mine”, “Wrong Side”, “Blessed”, “Demon Inside”), ma anche qualche piacevole digressione verso il goth ’n roll più delicato (“Stay With Me”) o verso il dancefloor più trasgressivo (“Immortal”). Peccato per l’assenza di brani in lingua madre e per qualche episodio troppo scontato (“Ghost Of The Past”, la titletrack), ma alla fine “Oblivion” sintetizza perfettamente una carriera in chiaroscuro per quella che comunque resta una delle più longeve gothic metal band in Europa, cui va quanto meno riconosciuto l’onore delle armi.
