5.0
- Band: CREMATORY
- Durata: 00:46:42
- Disponibile dal: /05/2004
- Etichetta:
- Nuclear Blast
- Distributore: Audioglobe
Spiace dirlo, ma il come back album dei Crematory lascia alquanto a desiderare. Scioltasi circa tre anni fa per motivi non molto chiari, la band del gigantesco frontman Felix non ci ha messo molto a tornare sui propri passi, promettendo addirittura folli sperimentazioni nel disco che sarebbe venuto. Da qui il titolo “Revolution” che però, una volta ascoltate le tracce in esso contenute, non sembra molto appropriato. I Crematory alla fine sono rimasti fedeli allo stile espresso negli ultimi lavori, ovvero gothic metal robusto e non molto raffinato, basato molto sui synth e sull’alternanza tra growl e voce pulita, quest’ultima chiamata sempre in causa all’altezza dei ritornelli. Quindi la maggior parte delle canzoni di “Revolution” avrebbe potuto comparire anche su “Believe” e “Act Seven”… anche se qui la qualità è nettamente inferiore. Le melodie dei pezzi infatti raramente sono vincenti e il tutto manca spesso di pathos e dinamicità. Un compitino fatto senza troppa attenzione. Poi ci sono le eccezioni… cioè quei brani dove davvero si ascolta qualcosa di nuovo… di nuovo per i Crematory, ovviamente! L’iniziale “Wake Up”, preceduta dall’immancabile e ultra prolisso intro ‘alla Crematory’ (questa volta almeno non è presente il parlato in tedesco!) nel ritornello ricorda gli ultimi In Flames. In “Tick Tack” si scimmiottano i Rammstein mentre “Reign Of Fear” e “Open Your Eyes” sono due pezzi dalle cadenze dance che sembrano fatti apposta per sfondare nel ricettivo mercato dark-electro tedesco. Il resto, come detto, è tipico gothic Crematory style… dal discreto singolo “Greed” alla solita conclusiva ballatona pianistica, che questa volta porta il titolo di “Farewell Letter”. In verità di cose particolarmente scandalose in questo disco non ce ne sono: tralasciando le ‘sperimentazioni’, tutte piuttosto sconclusionate, è semplicemente l’intero lotto di canzoni presentato ad essere complessivamente scadente e a non reggere il confronto con i vecchi album, tutti lavori tutt’altro che perfetti ma piu’ o meno godibili e tutto sommato curati. Perché tornare in queste condizioni? Poca ispirazione e apparantemente poco entusiasmo… ecco come macchiare irrimediabilmente una buona carriera.
