CREPER – Sanguivore II: Mistress Of Death

Pubblicato il 11/11/2025 da
voto
8.5
  • Band: CREEPER
  • Durata: 00:41:20
  • Disponibile dal: 31/10/2025
  • Etichetta:
  • Spinefarm

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A furia di gridare al miracolo ad ogni nuova band albionica meritevole di attenzione la stampa inglese ha perso credibilità in fatto di hype, ma tra tanti falsi allarmi ci sono anche fenomeni effettivamente degni di nota, come nel caso dei qui presenti Creeper.
Formatisi a metà degli anni Dieci in quel di Southampton, i Creeper esordiscono direttamente sotto la Roadrunner, con cui rilasciano nel 2017 “Eternity, In Your Arms”, un buon disco di horror punk capace di entrare nella Top 20 inglese ponendosi sulla scia dei vari AFI ed Alkaline Trio.
Ancora più acclamato è il successivo “Sex, Death & the Infinite Void”, un concentrato di goth-glam con una spruzzata di brit-pop capace di arrivare al quinto posto delle classifiche inglesi all’alba della pandemia, mentre il terzo album, “Sanguivore”, vede il passaggio alla Spinefarm ed un ulteriore evoluzione del sound, sempre ben radicato nel gothic rock ma con influenze stavolta più metal che punk.
Arriviamo dunque ai giorni nostri con “Sanguivore II: Mistress Of Death”, sequel che si pone come l’apice discografico di una parabola fin qui in continua ascesa, frutto di una band che attinge a piene mani ai cliché degli anni Ottanta – i chitarroni post-punk, i synth della darkwave, il cantato baritonale, e finanche il sax sulla più blueseggiante “Razorwire”, cantata per intero dalla tastierista Hannah Greenwood – e riesce a suonare comunque molto più attuale della maggior parte delle band della Tik Tok generation.

A gettare un ponte, non solo metaforico, con il passato è la voce di Patricia Morrison, iconica bassista e cantante già all’opera negli anni Ottanta con The Sisters Of Mercy e The Damned: spetta a lei l’onore di aprire le danze con l’intro recitata “A Shadow Stirs” in un crescendo rossiniano-vampiresco che funge da preludio a “Mistress Of Death”, prima hit dell’album, immediata e trascinante come potrebbe essere un pezzo dei Duran Duran riarrangiato dagli Avenged Sevenfold.
L’asticella è stata fissata in alto, ma da qui non si scende: con “Blood Magick (It’s A Ritual)” William Von Ghould, spalleggiato alle seconde voci della già citata Hannah Greenwood, manda in pre-pensionamento il buon Jyrki 69 e sfodera nel ritornello il ciuffo magico del miglior Bon Jovi; così la cavalcata di “Headstones”, con le chitarre lanciate a briglia sciolta e un perfetto ritornello da opera rock, ci auguriamo aiuterà le nuove generazioni a riscoprire “Bat Out Of Hell” di Meat Loaf.
“Daydreaming In The Dark”, con il West Wiltshire Orphans Choir, “Parasite” (con una talk-box molto alla Richie Sambora) e la più teatrale “The Black House” sono solo altri esempi di un lavoro da gustare tutto d’un fiato fino alla conclusiva “Pavor Nucturnus”, perfetta colonna sonora per accompagnare le giornate più corte dell’anno al calar delle tenebre.

Con questo quarto capitolo i Creeper hanno fatto le cose in grande, superando sullo stesso campo di gioco i loro vecchi maestri AFI ed affermandosi sempre più come la risposta inglese agli Ice Nine Kills, con cui peraltro sono stati di recente in tour: in attesa di vederli un giorno nelle arene, un dovuto plauso a questi nipotini di Alice Cooper, capaci di tenere alta la tradizione del rock più teatrale e ficcante.

TRACKLIST

  1. A Shadow Stirs
  2. Mistress Of Death
  3. Blood Magick (It’s A Ritual)
  4. Headstones
  5. Prey For The Night
  6. Daydreaming In The Dark
  7. Parasite
  8. Razor Wire
  9. From The Depths Below
  10. The Black House
  11. The Crimson Bride
  12. Pavor Nocturnus
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