CRIMSON GLORY – Chasing The Hydra

Pubblicato il 14/04/2026 da
voto
7.5
  • Band: CRIMSON GLORY
  • Durata: 00:47:41
  • Disponibile dal: 17/04/2026
  • Etichetta:
  • BraveWords Records

“Chasing The Hydra” è davvero un disco dei Crimson Glory. “Bella scoperta”, direte voi “c’è il logo del gruppo in copertina”. Vero, ma quante volte un rientro sulle scene di una compagine dai così celebri trascorsi ha portato in dote dischi che, con il rinomato passato, c’entravano poco o nulla?
Invece il primo dato di fatto è che quella nobile figura metallica a nome Crimson Glory è riuscita a creare un vero collegamento tra quanto suonato nel 2026 e i due primi, immortali, capolavori.
Era difficile immaginare cosa avrebbero potuto offrire oggigiorno questi capisaldi dell’heavy metal progressivo, al termine di una gestazione piuttosto lunga e al culmine di una storia andata avanti a singhiozzo per lunghi, tormentati anni – tra reunion estemporanee e una continuità mai ottenuta, pur contando ancora su tre membri fondatori in seno alla formazione (il batterista Dana Burnell, il bassista Jeff Lords, il chitarrista ritmico Ben Jackson), la storia del gruppo floridiano ha stentato assai a riprendere piena vitalità.
Rari i concerti, vaghi i segnali di un possibile nuovo album, era arduo immaginare ci potesse essere ancora vita sotto questo glorioso, ma impolverato, nome. Contenti di essere smentiti, quindi.
Di fatto, i ‘veri’ Crimson Glory sono collocabili in un arco temporale ben definito, ristretto e segnato da due album, non di più. L’esordio omonimo (1986) e “Transcendence” (1988), due formulari di heavy metal dai toni onirici, progressivi secondo una via solo e soltanto loro, con qualche aggancio ai coevi Fates Warning e Queensrÿche, ma collocabili quasi in un mondo a parte. Essi vengono però già rinnegati con il terzo album, contraddittorio e spostato verso il glam, “Strange And Beautiful”: riascoltato con l’orecchio di oggi appare niente affatto malvagio, però risulta già privo di tutte quelle qualità che rendono i suoi predecessori, ancora oggi, qualcosa di veramente magico.
Una copia più scolorita della band si sarebbe rivista quasi all’alba degli anni 2000, con il solo discreto “Astronomica”, per poi renderci orfani di nuova musica fino ad oggi.

I Crimson Glory sono quindi ripartiti nel 2023 con un nuovo chitarrista solista – Mark Borgmeyer – e soprattutto un nuovo cantante, sul quale ricadevano oneri non da poco, visto che avrebbe dovuto confrontarsi con il fantasma dell’indimenticato Midnight, cantante sui primi tre album, tra le voci migliori nella storia del metal classico tutto, scomparso prematuramente nel 2009.
Travis Wills è interprete credibile e multiforme per un metal progressivo, fascinoso, cangiante, come quello che il quintetto oggi propone: ha forti similitudini con Midnight, pur distaccandosene in parte, e rappresenta il perno attorno al quale la band è ripartita.
Anche sul fronte strumentale, si colgono tratti famigliari, ma si percepisce anche la volontà di staccarsene, in qualche misura, per confezionare un’opera che si sorregga saldamente sulle sue gambe. “Chasing The Hydra” è album più vicino a un concetto classico di US metal, un misto di classic metal, power e progressive, dove quest’ultima componente riveste di eleganza e finezza melodie e atmosfere, senza diventare dominante o annacquare carica e impatto.

Fin dalle prime note di “Redden The Sun” si ha l’impressione di un songwriting attento, ispirato, che attinge alle coloriture immaginifiche dei primi lavori, declinandole con un’attitudine lievemente più diretta ma con diversi agganci a quanto offerto negli anni ’80.
La pregiata finitura degli intrecci chitarristici e le atmosfere eteree e suggestionanti evocate quarant’anni fa si manifestano nuovamente, uscendo allo scoperto in tutta la loro magnificenza negli episodi maggiormente votati alla propria identità progressive, a conti fatti quelli più brillanti e distintivi. In questo senso si fa apprezzare “Broken Together”, che mette in evidenza le tante sfaccettature della band, tra passaggi martellanti e dal taglio epico, inframmezzati da altre soluzioni nettamente più ariose, dove sia voce che chitarre volgono al celestiale, a una potenza metallica azzurrina tipica del progressive metal ottantiano.
Ancora meglio “Angel In My Nightmare”, costruita secondo un raffinato crescendo emozionale, tra cadenzati roboanti, break acustici e una prestazione maiuscola di Willis, che qui estende al massimo i suoi registri interpretativi, sfoggiando anche tonalità alte e taglienti.
Più canonici i brani dall’attitudine schiettamente heavy metal: la title-track e “Armor Against Fate” sono episodi carichi di pathos, forza e furore, dalle ottime melodie e ben costruite, ma sembrano più materiale da ottima US metal band, che non figliazioni dirette dei Crimson Glory. Canzoni che colpiscono nel segno, solo qualcosa che siamo più abituati a sentire, più convenzionali e non così ‘speciali’ come nelle occasioni in cui il gruppo stacca i piedi da terra e va a esplorare arie enfatiche ed eteree.

Questo per dire che “Chasing The Hydra” è un ottimo ritorno, seppure vicino solo a intermittenza alle vette qualitative dei primi lavori. D’altronde pezzi quali “Queen Of The Masquerade” oppure “Where Dragons Rule” sono difficilmente imitabili, anche per coloro che ai tempi le hanno concepite.
Non si colgono invece fasi di stanca, momenti in cui il gruppo si adagia e innesta il pilota automatico: l’album appare in ogni circostanza sicuramente come qualcosa di già sentito, eppure non di calcolato; richiamando quanto affermato in apertura, si sente che sono veramente i Crimson Glory a suonare, non qualcuno che cerca di sfruttare per un’ultima volta quel nome glorioso, senza possederne più la spinta e la magia. Un gradito ritorno, sotto ogni punto di vista.

 

TRACKLIST

  1. Redden the Sun
  2. Chasing the Hydra
  3. Broken Together
  4. Angel in My Nightmare
  5. Indelible Ashes
  6. Beyond the Unknown
  7. Armor Against Fate
  8. Pearls of Dust
  9. Triskaideka
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