CRIMSON GLORY – Transcendence

Pubblicato il 01/07/2011 da
voto
8.5
  • Band: CRIMSON GLORY
  • Durata: 00:50:24
  • Disponibile dal: 01/11/1988
  • Etichetta: Roadrunner Records
  • Distributore: Universal

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Grandi, anzi grandissimi. E sfortunati. Questi erano (anzi, sono tutt’ora, visto che ufficialmente il gruppo è ancora in attività, seppure solo in ambito concertistico) i Crimson Glory. Nati nel 1982 in Florida come Beowulf per merito dei chitarristi Jon Drenning e Ben Jackson, del bassista Jeff Lords e del batterista Dana Burnell, dopo aver trovato un cantante nella figura dell’enigmatico ed istrionico Midnight (all’anagrafe John Patrick McDonald) ed aver mutato ragione sociale, i Nostri esordirono nel 1986 con l’omonimo self titled album. Da subito il gruppo generò stupore tanto per la qualità altissima del songwriting quanto per il look decisamente particolare ed improntato su cinque maschere argentate che coprivano totalmente i volti dei musicisti, contribuendo non poco ad alimentare l’alone di mistero che circondava la band. Due anni dopo il gruppo effettuò un lieve ritocco dell’immagine, indossando maschere che coprivano solo una parte del viso, in stile Fantasma dell’Opera, ritagliandosi per sempre una parte nella Storia dell’ heavy metal degli eighties con l’album “Transcendence”. Fasciato da una splendida copertina, il disco non è da meno dal lato prettamente musicale, improntato su parti strumentali epiche e melodiche esaltate dall’ugola potente e cristallina di Midnight. Da rimarcare inoltre, l’ottima produzione a cura di Jim Morris curata nei celebri Morrisound Studios a Tampa, luogo di nascita nei primi anni’90 di alcuni capolavori del death metal floridiano. L’iniziale “Lady Of Winter” è un’eroica cavalcata che evidenzia sin da subito le qualità eccelse dei musicisti: riff cromati e potenti, mai banali, venati da un consistente flavour progressivo, che a tratti ricorda quanto esprimeranno i Dream Theater nell’epocale “Images And Words”. “Red Sharks” aumenta ancora di più il voltaggio grazie ai riff ‘priestiani’ accompagnati da una serie di assoli di chitarra al cardiopalma dalle venature neoclassiche. Midnight in questa occasione sfodera un carisma vocale incomparabile viaggiando su tonalità vocali impressionanti senza tralasciare un pizzico di teatralità degno del miglior Geoff Tate. Restando in casa ‘Ryche, se la ballata “Painted Skies” avesse fatto parte del concept “Operation:Mindcrime” (guarda caso, uscito pochi mesi prima) probabilmente sarebbe stata una delle massime vette dell’album. Lo splendido arpeggio acustico che apre il brano, si dipana in una poesia celestiale dalle liriche che penetrano in territori quasi psichedelici. “Masque Of The Red Death” è liricamente ispirata all’omonimo racconto di Edgar Allan Poe, snodandosi su sentieri musicali cari al thrash metal di quegli anni. La martellante sezione ritmica viene arricchita da un riffing circolare e da violenti assoli in puro Bay Area style. I sette minuti dell’oscuro mid tempo “In Dark Places” ci mostrano una faccia nuova della band, in quanto il suo incedere sincopato dal retrogusto ‘zeppeliniano’, tanto per l’architettura strumentale quanto per le armonizazzioni vocali, sembra già anticipare quello che sarà il cambiamento di rotta che avverrà nel disco successivo. Un marziale ritmo di batteria introduce “Where Dragons Rule”, che ci riporta su coordinate epiche scandite da un matematico riffing di grande effetto e intensità sul quale Midnight si arrampica con giochi vocali prestigiosi. “Lonely” è l’unica hit single partorita dalla band che li proiettò per un certo periodo in heavy rotation su MTV. In effetti, si tratta di uno dei brani più accessibili del disco che abbraccia le sonorità tipiche dell’hard rock del periodo, senza per questo scadere in zuccherose banalità. Ritornano prepotentemente a galla le sonorità seventies con “Burning Bridges”, lungo brano d’atmosfera che dopo una partenza dai toni fiabeschi si avventura in territori più arditi ed introspettivi grazie ai suoi splendidi stacchi strumentali orientaleggianti. Un’intro dal sapore cinematografico fa da preludio a “Eternal World”, anticipando di almeno due lustri le sonorità che hanno fatto la fortuna dei nostrani Rhapsody. Successivamente, il brano si tramuta in una strepitosa cavalcata, coronata da una lunga fuga strumentale che passa con eccezionale semplicità da urgenti rimitche thrash metal a preziosità di stampo progressivo. La conclusiva e sognante title track supera ogni limite del tradizionale linguaggio dell’heavy metal, per proiettarsi in un sognante viaggio alla ricerca di sonorità misticheggianti, tramutandosi così in un’ideale anticipazione del seguente disco “Strange And Beautiful”. Nonostante l’eccellente proposta, seguita da un tour mondiale di successo, i Nostri gettarono alle ortiche l’opportunità di evolvere la propria carriera in qualcosa di ancora più grande, assumendo invece le sembianze di una cometa splendente bruciata fin troppo presto, che nella sua caduta ha portato via con sé recentemente anche la vita di Midnight.

Si ringrazia Diego “Dr.Zed” Zorloni per la fattiva collaborazione.

TRACKLIST

  1. Lady Of Winter
  2. Red Sharks
  3. Painted Skies
  4. Masque Of The Red Death
  5. In Dark Places
  6. Where Dragons Rule
  7. Lonely
  8. Burning Bridges
  9. Eternal World
  10. Transcendence
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