7.5
- Band: CROM
- Durata: 00:45:00
- Disponibile dal: 25/11/2011
- Etichetta:
- Pure Steel Records
- Distributore: Andromeda
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Nel 2008 l’ex Dark Fortress, Walter “Crom” Grosse, dava alle stampe “Vengeance”, il primo album del suo progetto personale. Così un disco uscito dal più nascosto underground tedesco apriva un nuovo spiraglio di luce sul panorama epic metal. L’album, che sulla rete aveva trovato il consenso di parecchi siti specializzati, convinceva per le ottime idee a livello di melodie e linee vocali che il polistrumentista Grosse riusciva a mettere al servizio di una musica evocativa, atmosferica e molto debitrice dei Bathory più epici, soprattutto a livello di cori. Con questo nuovo “Of Love And Death” Crom ripresenta quanto di positivo fatto con il precedente lavoro e anche le coordinate artistiche rimangono le stesse a livello musicale. Sono invece i testi che virano dalle tematiche nordiche e battagliere di “Vengeance” verso liriche spesso incentrate sulla perdita di un grande amore, le conseguenti sofferenze e gesti estremi come il suicidio. In questa cornice è incastonato il primo brano “Reason To Live”, mid tempo estremamente melodico che narra gli ultimi momenti di vita di un uomo che decide di mettere fine alla propria vita, distrutto dalla perdita della persona più cara. Questo è in generale il tipo di atmosfera che si respira nel corso di “Of Love And Death”, sensazioni malinconiche che non stridono affatto con l’impostazione epica di brani stupendi come il lento mid tempo “Lifetime – The Fallen Beauty Part II”, in cui cori evocativi alla Bathory donano una profondità notevole al bel cantanto pulito di un Grosse anche migliore che sul precedente lavoro. Il disco, dai suoni più che discreti, procede su buoni livelli qualitativi e su tempi costantemente medi o lenti. Aperture melodiche arpeggiate, cori imponenti e riff monolitici in stile primi Manowar caratterizzano “My Song For All The Broken Hearts”, mentre “Destiny”, altro episodio particolarmente degno di nota, è una semi ballad molto melodica, in cui spicca una linea vocale solare ma in contrapposizione con testi estremamente maliconici. Un leggero calo qualitativo negli ulimissimi brani non pesa più di tanto sul giudizio compessivo di questo buon lavoro. Crom conferma così il suo status di “promessa” che ci consente di ben sperare in vista del terzo lavoro già in fase di registrazione.
