7.5
- Band: CROSSBONES (AL)
- Durata: 00:54:22
- Disponibile dal: 20/01/2017
- Etichetta:
- Nadir Music
- Distributore: Audioglobe
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L’originalità strumentale dell’Est abbinata all’aggressività thrash dell’Ovest. Mischiatele ed avrete la perfetta miscela di groove metal chiamata Crossbones. Benché attiva dal 1996, la band albanese ha atteso ben diciannove anni per dar seguito alla loro prima fatica “Days Of Rage”, pubblicando per la Nadir Music il qui presente “WWIII”. Nel frattempo comunque il quartetto di Tirana non ha mai appeso la strumentazione al chiodo, macinando infatti una buona dose di attività live, tanto da poter vantare il titolo di heavy metal band più importante e nello stesso tempo famosa dell’intera nazione. Una realtà davvero intrigante quella dei Crossbones in quanto, diversamente dal target tedesco o scandinavo, ormai collaudato e ben definito, porta con sè la variante sonora che da sempre contraddistingue la musica di questa zona dell’Europa. Riff trascinanti sì, ricchi di potenza pure, ma che nascondono quel piglio singolare ed eclettico che li portano di conseguenza a distinguersi, costruendo brani mai banali o prevedibili. Un connubio musicale che esplode sin dalle prime note dell’opener “I’m God”: una intro orientaleggiante lascia immediato spazio ad una base bella pesante sulla quale si snoderà l’intero pezzo, almeno sino a metà della sua durata. Ed è qui che i Crossbones ci piazzano una parte strumentale più sostenuta, dalle tinte maggiormente heavy, quasi a costruire un ‘brano nel brano’. Un gioco, quello delle scatole cinesi, al quale la band albanese farà più volte ricorso all’interno dell’album. Ma non solo. La capacità di assimilare o comunque di prendere spunto da ciò che li circonda, mescolando il tutto alla propria tradizione melodica, ha portato il gruppo, guidato da Olsi Ballta, a creare passaggi sonori in cui la tribalità espressa dai Sepultura di Max Cavalera si unisce a spunti più riflessivi e malinconici. Pezzi dal tiro maggiormente thrash (“Messing With The Masses”) si susseguono a momenti più “catchy”, sfiorando in alcuni casi anche l’ambiente più alternativo (“Rise”) o addirittura sinfonico (“I’m God Pt.2”). Sugli scudi sicuramente i due brani cantati in lingua madre: “Gjiallë”, in cui il nostro Ballta si trasforma in una sorta di Chuck Billy balcanico, e “Schizo”, un po’ la summa di quanto descritto sinora. “WWIII” non è un album semplice da ascoltare: le canzoni, come detto, racchiudono ognuna delle piccole scintille sonore che lasciano il segno; ma vanno individuate, con calma. Una volta trovate, il gioco, quello delle scatole cinesi, sarà vostro. L’augurio, la speranza, è che i CrossBones non attendano altri diciannove anni per dar vita all’eventuale terzo album.
