6.0
- Band: CROSSCUT
- Durata: 01:05:25
- Disponibile dal: /04/2004
- Etichetta:
- F.A.M.E. Recordings
- Distributore: Venus
Un giudizio dolce-amaro è ciò che ci sentiamo di esprimere, scrivendo riguardo la nuova release di questo giovane combo tedesco, i Crosscut. Sebbene si sia formata nell’ormai lontano 1992, la band ha pubblicato solo pochi anni fa un buon album di debutto, “God Given Time”, a cui ora fa seguire il secondo “Nonesizefitsall”, presentandosi in veste rinnovata, in sede di line-up innanzitutto, e tremendamente agguerrita: gli abbandoni del vocalist Patrick Sommer e del bassista Christian Bussmann hanno minacciato seriamente il prosieguo dell’attività del gruppo, facendo precipitare quest’ultimo in un silenzioso e buio vicolo cieco; è comprensibile, quindi, come ora i Crosscut, ed in particolare il chitarrista/cantante Frank Holtmann ed il drummer Holger Czysch, siano ansiosi di dimostrare al pubblico quanto prepotente ed importante sia il loro ritorno in carreggiata…e la song d’apertura, l’emblematica “Paybacktrack”, svolge la sua funzione in modo davvero degno, atta a testimoniare la vitalità dei suoi autori tramite un’azzeccata miscela di nu-metal da classifica e hardcore cadenzato, ignorante e parecchio rasente il tipico thrash tedesco. Peccato che non tutto il disco si mantenga sull’elevato standard dell’opener, anzi: il sound di Holtmann & Co. ha davvero poco di originale, troppo influenzato com’è dall’MTV-metal più diffuso ed abusato (Limp Bizkit, Linkin Park), con tanto di addetto ai cosiddetti “turntables” (tale Lupus); influenza che va a rovinare anche le (non poche) parti dove il background più metallico dei nostri tedeschi viene a galla in maniera egregia; brani quali “Platform”, “Innocent Lie” e “Broken Frontrow” (dall’incipit davvero massiccio), se esulati dall’intero contesto del disco, sono pezzi belli carichi ed energici che non mancherebbero di smuovere anche i più scafati consumatori di musica pesante. Da segnalare, inoltre, la non troppo positiva tendenza dei Crosscut a vagare senza precisa meta fra miriadi di sonorità, la quale, alla lunga, pur rendendo i brani riconoscibili, crea un sentore di “indecisione sulla strada da prendere” che fa storcere il naso. Ed è così che troviamo la ballad di turno (“Perfect Gift”), brevi accenni reggae (il finale di “Polaroid”), divagazioni nell’emo-core più melodico (“Teenrage Saviour”), leggeri sapori di neo-grunge (“Silverhead”), i soliti intermezzi hip-hop…insomma, un miscuglio niente male! I chorus, manco a dirlo, sono tutti molto orecchiabili e la voce del nuovo singer, Timo Zilian, è sufficiente a donare la giusta interpretazione alle track, pur non essendo certo memorabile. Un mixaggio difettoso, purtroppo, non permette di gustare appieno l’album, soprattutto l’illustre ospitata – udite, udite – di cui i Crosscut possono andare fieri: il cantato arcigno di Mille Petrozza, mente dei Kreator, nella conclusiva “Onemanfreakshow”, brano peraltro poco esaltante. Come semplici filler risultano presenti le anonime “Inhale” e “Die For Me”, gli episodi più noiosi di un lavoro che avrebbe potuto essere accorciato parecchio. Dopo aver constatato la presenza della cattivissima bonus-track, “State Of Wrong Love”, che forse è la canzone migliore del lotto, ci congediamo dalla recensione, considerando occasione mancata questo “Nonesizefitsall”, platter con troppi alti e bassi, comunque consigliabile a chi ama il nu dinamico e molto variegato.
