CROWN OF AUTUMN – Byzantine Horizons

Pubblicato il 02/04/2019 da
voto
8.0
  • Band: CROWN OF AUTUMN
  • Durata: 00:46:21
  • Disponibile dal: 05/04/2019
  • Etichetta: My Kingdom Music
  • Distributore: Audioglobe

I Crown Of Autumn rappresentano un unicum assoluto nella scena metallica italiana. Se da una parte, con puro spirito provocatorio, ci azzardiamo a scrivere che è fin troppo facile pubblicare solo tre full-length album nell’arco di oltre vent’anni di carriera musicale, mantenendo così con relativa facilità una freschezza d’idee e di sound invidiabili e mai spentesi, dall’altra parte riconosciamo bene la profondità e serietà d’intenti del gruppo milanese, la sua sapienza compositiva ed il suo naturale restare fuori dai soliti schemi del music business degli ultimi (e penultimi) tempi. Ad esempio, solo in questo atteso 2019, ora che l’arrivo del terzo nato “Byzantine Horizons” è ormai cosa fatta, il gruppo di Emanuele Rastelli si concede ai vezzi propagandistici più moderni, quali la realizzazione di un video promozionale (per la canzone “Cyclopean”) oppure una più massiccia ‘campagna stampa’.
I Crown Of Autumn, a ventitrè anni dalla loro fondazione, hanno raggiunto una sfavillante maturità complessiva, sia sotto il profilo individuale/personale – ed ovviamente ci riferiamo più che altro al loro compositore principale, chitarrista, cantante, bassista e tasterista – sia sotto quello dell’amalgama della band, come peraltro l’abbracciare con disarmante capacità una più ampia gamma di soluzioni stilistiche e disparati generi musicali: dal pagan-folk-black metal dalle forti tinte power dell’esordio “The Treasures Arcane”, la Corona d’Autunno, in due lenti e lunghi passaggi definibili come ‘decennali’, ha via via accorpato nel suo DNA partiture più rock-oriented, ‘accessibili’ e cantautorali, senza per questo snaturare la sua identità o magari risultare fuori contesto in ambito metal. Anzi. Avendo allargato gli orizzonti (bizantini?) e scolpito di fino il proprio songwriting, Emanuele è riuscito a mantenere intatto, nonostante tutto, quel mood arcaico, mistico, baciato sì da una forte componente sacra ma anche capace di buttarsi a capofitto nel paganesimo e nella ricerca storica, che ha sempre caratterizzato la musica e le tematiche del gruppo. Di nuovo, c’è che tali studi e interessi sono stati proiettati nella nostra epoca degenere, proponendo una forte meta-critica sociale ed un sano spiritualismo tramite testi e arrangiamenti mai lasciati al caso, bensì sempre studiati a puntino.
Rispetto al precedente – anch’esso ottimo – “Splendours From The Dark”, la lineup del combo è stata allargata a quattro elementi, affiancando la cantante Milena Saracino a Gianluigi Girardi e allo storico batterista Mattia Stancioiu: Milena era già presente nel disco appena citato, ma in “Byzantine Horizons” riveste un ruolo ben più importante e preponderante, in quanto il compartimento vocale e il suo interagire è proprio il ‘nuovo’ punto di forza in auge ai Crown Of Autumn versione 2019: l’alternarsi delle tre voci – pulito femminile, pulito maschile e growl – dona colori ancor più sfumati e ricchi ad una musica già di per sè molto visiva e proiettante la fantasia in paesaggi d’altre epoche e di posti le cui fondamenta sono state distrutte dal tempo. Assieme a ciò e al soprascritto ampliamento di sonorità, dobbiamo evidenziare come la produzione renda finalmente totalmente giustizia alla musica concepita dalla band, con anche la presenza di un basso importante e che si ritaglia qua e là alcune manciate di secondi di solitudine molto apprezzate. La varietà insita nella tracklist l’abbiamo ben esposta nel track-by-track pubblicato in precedenza, ma possiamo tranquillamente ripeterci indicando nell’opener “A Mosaic Within”, in “Everything Evokes” e “Scepter And Soil”, nel singolo-video “Cyclopean” e in “Walls Of Stone, Tapestries Of Light” i brani più riusciti del lavoro. Mentre la ballata metal “Our Withering Will” chiude melanconicamente l’album con un Girardi in splendida forma, “Lo Sposo Dell’Orizzonte” e “Whores For Eleusis” rappresentano le due wildcard di “Byzantine Horizons”: la prima richiama, anche grazie ai suoi arrangiamenti ambient e all’incedere prettamente acustico, l’indimenticato “Il Più Antico Dei Giorni”, unica testimonianza dei Magnifiqat, progetto altro del duo Rastelli/Stancioiu, ormai vecchio di quindici anni; la seconda, invece, prende spunto dalle primissime influenze di Emanuele, a metà strada tra Megadeth e Metallica di primi anni Novanta, per una traccia che suona sì CoA ma con un retrogusto diverso dal solito. Il riffing di chitarra è accattivante ma anche complesso, cangiante da tirate thrash-death a momenti più cadenzati, fino a giungere a violenti attimi di tremolo-picking e senza mai dimenticare le tipiche aperture melodiche contraddistinguenti il sound Crown Of Autumn dal giorno numero uno.
Un’opera matura, moderna e bellissima, dunque, che assieme ai due predecessori compone una trilogia di album praticamente impeccabile, a nome di una band e di un musicista che si posizionano fuori dal tempo e dalle logiche odierne rilasciando ogni volta degli affreschi musicali di rara bellezza e profondità. L’ennesimo inchino e l’ennesimo applauso.

TRACKLIST

  1. A Mosaic Within
  2. Dhul-Qarnayn
  3. Scepter And Soil
  4. Cyclopean
  5. Lo Sposo Dell’Orizzonte
  6. Everything Evokes
  7. Walls Of Stone, Tapestries Of Light
  8. Whores For Eleusis
  9. Lorica
  10. Roman Diary
  11. Our Withering Will
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