CROWN OF AUTUMN – The Treasures Arcane

Pubblicato il 21/10/2017 da
voto
9.5
  • Band: CROWN OF AUTUMN
  • Durata: 00:49:54
  • Disponibile dal: 01/05/1997
  • Etichetta: Elnor Productions
  • Distributore: Audioglobe

Un album unico. E, in parte, irripetibile. Masterpiece assoluto d’evocazione mistica, poesia cavalleresca ed epica medievale, “The Treasures Arcane” dei Crown Of Autumn compie nel 2017 vent’anni, risultando ancor oggi freschissimo, giovane, originale e senza aver perso un grammo della sua incredibile atmosfera. Ne avevamo già parlato, su questo portale, quando in occasione della release del secondo, e ad oggi ultimo, album del gruppo, “Splendours From The Dark”, venne pubblicata dalla My Kingdom Music anche una ristampa corredata dal remaster del favoloso demo “Ruins”; ma la grandiosità di un lavoro come quello in questione non deve essere dimenticata, quindi ci vogliamo ostinare a riproporlo nel suo posto più consono, fra i nostri Bellissimi. Uscito in un momento storico in cui il metal classico stava lentamente risorgendo dall’era in cui venne spodestato dal grunge ed il black metal viveva i suoi primi anni di vera gloria commerciale, gli sconosciuti milanesi Crown Of Autumn scelgono di porsi a metà strada e di fare tutto da soli, fondando la minuscola Elnor Productions e praticamente auto-producendosi il loro esordio. Emanuele Rastelli, con l’aiuto del clean vocalist Diego Balconi e dell’allora batterista dei Labyrinth Mattia Stancioiu, è i Crown Of Autumn, per i quali compone, scrive testi, canta, suona chitarre, basso e tastiere; dietro il suo estro compositivo, esemplare, un background culturale che affonda le radici nella tradizione, nella religione e nel folclore, in modo da creare, con emozione palpabile, un tutt’uno lirico-musicale degno dei migliori tomi d’epica fantasy-cavalleresca. L’overture del disco è affidata ad “Equinox”, una breve strumentale introduttiva in cui tastiere roboanti sollevano il sipario su brughiere avvolte dalla foschia mattutina, sperse in campagne antiche. Di seguito, quindi, ecco esplodere “Towers Of Doleful Triumph”, un gioiellino d’altri tempi pressochè inclassificabile, dotato di un incedere trascinante tra folk e power metal, ma che ha anche nel pagan-black un’influenza marcata, fino a ricordarci, nello spezzone centrale in italiano, il nostro caro Angelo Branduardi; la profondità degli arrangiamenti di tastiere e orchestrazioni, una volta abituato l’orecchio alla produzione amatoriale e un po’ sbilanciata del platter, non smetterà di presentare, all’indefesso ascoltatore, sempre nuove sfumature e ricchi dettagli, per infine accompagnarci con un breaking riff improvviso ed un hook melodico da brividi fino allo sfumare rapido. Siamo solo all’inizio del magico viaggio, comunque, e la successiva, più cadenzata e melanconica, “A Lyre In The Vesper’s Calm” pone subito una seconda pietra miliare tra i dolmen di “The Treasures Arcane”: più dolce e con largo uso di soluzioni acustiche, tale episodio avvolge in un manto misterioso grazie alla sua armonia portante, un alternarsi di giri melodici e tappeti di keyboards mastodontici. Le due parti di “Nocturnal Gold” mettono in evidenza, ancora una volta, il grado evocativo raggiunto dai Crown Of Autumn, capaci di creare un mirabile affresco d’organi e tamburi, voci urlate e sussurrate, con la prima, ancestrale metà, “In Ageless Slumber”, e di ripercorrere sentieri già battuti ed ormai sicuri con la seconda, più ‘standard’, “The Name Of Inquietude”. “The Nettle Path Of Grief” è solo un filo inferiore al resto della tracklist, ma cresce inesorabilmente con gli ascolti grazie all’enorme ed accurato lavoro d’arrangiamenti. Si arriva veloci ad un altro momento topico del lavoro, “Thou Mayst In Mee Behold”, dotata di un afflato progressivo notevole e di una teatralità quasi palpabile, da colonna sonora, che sfocia prepotente nel chorus probabilmente più riuscito del lotto, per un finale in piena accelerazione. Glorioso e alternante è l’avanzare della title-track, nella quale strofe pulite rotonde e giri armoniosi alle keyboards fanno da preludio ad una spaventosa parte centrale affidata alle orchestrazioni e al recitato di Emanuele, criptico e sinistro. Assolutamente ipnotica e commovente, ammantata dalla brina notturna posatasi su campi coltivati percossi da folate di vento, è “…And The Cold Came O’er The Feud”, docile e arcana come un enigma insondabile: la composizione acustica, altra magnifica prova di bravura da parte di un combo che ha trovato il bandolo della matassa ben prima di esistere. Ci si avvicina alla conclusione e la maturità di un brano quale “‘Neath Selenic Majesty”, un crescendo imperioso attraverso un doom solenne conducente ad un finale estatico e convulso, viene presto dimenticata al cospetto della chiosa conclusiva di “The Treasures Arcane”, vero gioiello d’atmosfera e d’incanto: “Forlorn Elven Realms” condensa in una manciata di minuti un’esaustiva serie di immagini dimenticate e corrose dal tempo, bastioni decaduti, spade spezzate e magie sparite: semplicemente uno dei brani strumentali per tastiera più intensi di sempre. La confezione in elegante digipack, il booklet perfetto e curatissimo, l’artwork calzante alla perfezione, l’uso dell’inglese antico per la maggior parte delle liriche: semplici ma fondamentali dettagli e raffinatezze che ampliano la portata di questo lavoro, che oggi, a vent’anni dalla sua pubblicazione, si staglia ancora luminoso nel cielo, come un Sole bianco e solitario ammiccante fra la nebbia da lui stesso evocata. Magia pura, musica indimenticabile.

TRACKLIST

  1. Equinox
  2. Towers Of Doleful Triumph
  3. A Lyre In The Vesper's Calm
  4. Nocturnal Gold Part I: In Ageless Slumber
  5. Nocturnal Gold Part II: The Name Of Inquietude
  6. The Nettle Path Of Grief
  7. Thou Mayst In Me Behold
  8. The Treasures Arcane
  9. ...And The Cold Came O'er The Feud
  10. 'Neath Selenic Majesty
  11. Forlorn Elven Realms
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