CROWN – The End Of All Things

Pubblicato il 20/04/2021 da
voto
8.0
  • Band: CROWN
  • Durata: 00:45:30
  • Disponibile dal: 16/04/2021
  • Etichetta:
  • Pelagic Records
  • Distributore: Audioglobe

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“The End Of All Things” è un lavoro inaspettato per i C r o w n (se non si mette lo spazio è dura trovarli su Google). E non a caso è proprio nel comunicato di presentazione che si insiste sul fatto che sia quello che “Kid A” è stato per i Radiohead. Al di là dei paragoni, piuttosto azzardati, siamo sicuri che questo lavoro segni un bel punto per l’industrial wave ancora distorta e heavy, non dimentica del tutto della radice da cui proviene (per gli scontenti dagli Ulver, insomma). Non che questo sia certamente un vanto di per sé, ma capita molto spesso che una formazione metal voglia allontanarsi totalmente dalle chitarre distorte solo per partito preso e senza particolare necessità, dunque senza risultati effettivi, trovandosi incapace di muoversi in un territorio senza appigli del passato. Qui, i The Crown innestano un sound katatonico quasi old-school, ma prodotto con perizia e cuore e che, pur non suonando come il passato, non è del tutto al di fuori di esso. Direttamente composta da David Husser, che ha anche lavorato come ingegnere del suono, la qualità dei pezzi fa valere i suoi rapporti coi Depeche Mode e Peter Gabriel di turno e queste influenze si sentono tutte. Il tocco di Stephane Azam (ex ingegnere del suono per Alcest) fa il resto. E il dark electro proposto qui dentro potrebbe tranquillamente fare la fortuna di qualche locale a tema. O di qualche playlist, insomma, visti i tempi che corrono.
Il singolo “Illumination”, anche per un album del genere, è in grado di mettere l’enfasi necessaria per rendere l’efficacia del tutto sicuramente (im)portante. Le derive più elettroniche dei Cult Of Luna faranno sicuramente capolino nell’orecchio del post-metaller attento, molto più che il paragone (forse azzardato) con i Nine Inch Nails (i cui pattern ritmici à la Robin Finck comunque risaltano – non a caso – proprio in “Nails). La prova vocale (soprattutto nella diretta “Exinction”, tanto diretta quanto fascinosa) è qui una delle altri armi vincenti dei Crown, soprattutto ora che – dopo l’avvincente e ora anni luce lontano “Natron” – il tono è diventato così depurato, affabile e depressivamente suadente. “Fleuve” è forse uno dei momenti più significativi di “The End Of All Things”, proprio dove l’innesto di una acustica e di una semi-ballad dark electro ricorda alcuni momenti dei Paradise Lost e degli Antimatter più affabili, ma non per questo più semplici. Si, certo, il discorso non esula da un pattern ritmico elettronico e ‘dritto’ come più non si può, ma il fattore X qui c’è tutto, così come quel fascino di “into the fire of your eyes“: lì dove sembra nascondersi la luce e tutto il resto del buio. Altra gemma è “Firebearer”, che illumina con il ricordo delle vecchie grida, un certo grado compositivo più eclettico e una passione post-metal tutta roadburniana. Il disco è portato a termine dalla lanterna finale “Utopia”,  aiutata da Karin Park (Årabrot) e conclude l’album con una nota di speranza che sembra in qualche modo in contrasto con l’oscurità che è venuta prima.
“The End Of All Things” è un ascolto convincente fin da subito, eppure capace di farsi riascoltare per molto tempo. Cupo ed oscuro, ma anche accattivante e piuttosto cangiante, anche se inserito nel medesimo standard dark. Un passo sicuramente diverso da quello a cui il duo francese  ci ha abituato, ma non per questo meno affascinante. Un ascolto più che consigliato.

TRACKLIST

  1. Violence ​
  2. Neverland ​
  3. Shades ​
  4. Illumination ​
  5. Nails ​
  6. Gallows ​
  7. Extinction ​
  8. Fleuve ​
  9. Firebearer​
  10. Utopia
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