7.5
- Band: CRUEL FORCE
- Durata: 00:42:36
- Disponibile dal: 27/03/2026
- Etichetta:
- Shadow Kingdom Records
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A distanza di tre anni dal riuscito “Dawn Of The Axe”, i Cruel Force confermano, con la pubblicazione del nuovo “Haneda”, di aver definitivamente archiviato la lunga pausa che li aveva tenuti lontano dalle scene per oltre un decennio, tornando con un quarto lavoro che prosegue con coerenza il nuovo percorso intrapreso nel 2023.
“Haneda”, infatti, si inserisce in maniera piuttosto logica e prevedibile in quella che possiamo definire la ‘seconda vita’ della band tedesca: tanto per ricondurre la musica dei Nostri a un filone chiaro e preciso, basta ricordare che in ognuno dei primi due album del quartetto di Mannheim – “The Rise of Satanic Might” del 2010 e “Under the Sign of the Moon” dell’anno dopo – era presente una cover dei primi Bathory, rispettivamente “Necromansy” e “The Return Of The Darkness And Evil”. Questo dovrebbe aiutare chi si avvicina ai Cruel Force ad inquadrarli per bene, ed è proprio sulla fedeltà a quel metallo nero e primigenio di band come Venom, Bathory, Sodom e Celtic Frost che i nostri hanno costruito la propria credibilità e il proprio pubblico all’inizio degli anni Dieci.
Dalla reunion di di quattro anni fa, tuttavia, la band ha progressivamente abbandonato le pulsioni black-thrash degli esordi in favore di uno speed metal più classico, melodico e debitore tanto della scuola thrash dei primi Anthrax e Megadeth (in primis), quanto di certo heavy ottantiano più epico come i Maiden, con una spinta speed metal che tanto ricorda gli Agent Steel di “Skeptics Apocalypse”. Un’evoluzione già evidente su “Dawn Of The Axe” e qui ulteriormente rifinita, sia sul piano compositivo che su quello sonoro, ma anche estetico, dal momento che anche quest’opera, come la precedente, vede troneggiare in copertina una splendida immagine che richiama un culto antico, in grado di ricordare quelli centro-americani del Quattordicesimo secolo.
Fin dall’accoppiata iniziale “The Cross”/“Whips A Swinging” si percepisce chiaramente la direzione intrapresa: introduzione atmosferica dalle sfumature esotiche – ripercorrendo la formula adottata con “Dawn Of The Axe” – e poi via con una mitragliata speed metal che, pur furiosa, è tutt’altro che rozza, anzi!
La pulizia esecutiva e gli inserti melodici, sui frequenti cambi di tempo, mostrano infatti una scrittura più matura e ‘variegata’ rispetto al passato (con riff a là Megadeth nell’intermezzo).
Difatti, è proprio questo uno degli elementi centrali del disco: i Cruel Force continuano a correre a velocità sostenute come la tradizione speed metal esige, ma lo fanno con una consapevolezza maggiore, evitando (quasi sempre) la trappola della ripetitività, merito anche delle aperture classic metal in grado di conferire un fascino più epico e magniloquente alle composizioni (come in “Savage Gods”).
Brani come “Savage Gods”, appunto, e “Sword Of Iron” funzionano bene nel loro bilanciamento tra aggressività e potenza epica, richiamando tanto l’irruenza dello speed metal d’Oltreoceano quanto certe aperture più ‘maideniane’, mentre “Warlords” e la title-track mostrano il lato più ambizioso del gruppo, tra strutture articolate, atmosfere esotiche e un gusto melodico che, pur senza stravolgere le dinamiche cui i nostri ci hanno abituato, contribuisce a dare respiro all’ascolto.
A fare la differenza, ancora una volta, è soprattutto il lavoro alla sei corde: i riff taglienti del chitarrista Slaughter, gli assoli minimali ma ispirati e una buona varietà di soluzioni a tenere alta l’attenzione anche nei momenti più derivativi sono il mastice che lega il tutto, con la batteria martellante di GG Alex che regala fill di ottimo gusto anche nei momenti più efferati (“Warlords”, “Whips A Swinging” su tutti) e il nuovo arrivato al basso, Spider, a dare corpo al sound complessivo seguendo in toto le chitarre. Meno incisivo, invece, il comparto vocale: Carnivore svolge il compito con buon mestiere, ma la sua prova, in questa veste più ‘pulita’, appare priva di quel guizzo di personalità davvero in grado di elevare ulteriormente i pezzi.
Se c’è un limite in “Haneda” – e stiamo cercando il pelo nell’uovo – è forse solo quello di non riuscire a replicare completamente l’effetto sorpresa del predecessore. L’impianto generale – lirico e musicale – è molto simile, e per quanto il livello medio resti alto, manca forse quella manciata di episodi davvero memorabili.
Tuttavia, un album che replica quasi completamente la struttura concettuale del precedente “Dawn Of The Axe” è sicuramente un toccasana per ogni amante dello speed-thrash metal, filtrato attraverso una sensibilità rispettosa della tradizione ma con un un orecchio teso verso una scena contemporanea che vede diverse realtà giovani dedite allo speed/thrash, tutte più o meno diverse ma accomunate da un medesimo retaggio: l’attitudine ereditata dagli stessi numi tutelari cui i Cruel Force hanno eretto un altare (Bathory, Sodom, Venom e Celtic Frost).
In questo contesto si inseriscono giovani realtà come Diabolic Night, Ketzer, Old, Eurynomos, Vulture, Sphinx e tante altre che nell’ultimo decennio hanno contribuito a far tremare la Germania con il loro approccio feroce, autentico e devoto al genere; ed è proprio con queste premesse che i Nostri possono ambire, senza timore, a guidare questa nuova avanzata in posizione d’avanguardia.
I Cruel Force sono tornati dimostrando di essere una realtà credibile e ispirata all’interno di un filone inflazionato: ora aspettiamo quel salto di qualità definitivo che li porterebbe tra i nomi di riferimento assoluti della scena.
