CRYPT SERMON – The Stygian Rose

Pubblicato il 28/05/2024 da
voto
8.5
  • Band: CRYPT SERMON
  • Durata: 00:44:50
  • Disponibile dal: 14/06/2024
  • Etichetta:
  • Dark Descent

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In un’annata segnata dallo sgargiante ritorno sulle scene dei Judas Priest con lo splendido “Invincible Shield”, verrebbe erroneamente da pensare che l’heavy metal, per iniettare nuove energie e suggestioni nell’immaginario collettivo, debba per forza attingere alla vecchissima guardia.
Non è proprio così e lo sa chiunque abbia un minimo di attenzione per tutto il sottobosco underground delle sonorità classiche, che un suo ricambio generazionale l’ha avuto e, almeno a partire dalla seconda metà degli anni ’10 e con maggiore abbondanza negli anni ’20, ha portato alla luce diverse interessanti realtà.
A capeggiare questa variegata, intraprendente legione di musicisti, vi sono ovviamente alcuni gruppi che più di altri rappresentano dei credibili epigoni dei padri fondatori, quelli che meglio rileggono la lezione di chi è arrivato prima di loro e sanno far risplendere l’immortale materia metallica, senza addossarsi patine vintage troppo marcate.
I Crypt Sermon e il loro epic/doom metal appartengono a questa categoria prediletta: usciti allo scoperto con l’ottimo esordio “Out Of The Garden”, hanno preso definitivamente il largo nelle nostre preferenze con lo spettacolare secondo disco “The Ruins Of Fading Light”.
Quella della formazione di Philadelphia è una line-up piena di talento, con personaggi che spaziano tra metal estremo e classico con disinvoltura e che proprio per questa multidimensionalità danno un’indole più ‘cattiva’ e pressante alla musica della band. Proprio restando in tema di line-up, c’è da segnalare l’ingresso in pianta stabile di un tastierista, Tanner Anderson, sintomo della necessità di avere un suono ancora più ricco e suggestivo, andando in continuità all’evoluzione avuta tra “Out Of The Garden” e “The Ruins Of Fading Light”.
Siamo in presenza di una piccola all-star band del metal underground americano: il chitarrista Steve Jansson ha suonato negli Horrendous e collaborato per i live con i Vektor, Frank Chin (bassista/chitarrista) dei Vektor è stato preziosa colonna, Anderson fa parte dei black metaller Obsequiae e dal vivo ha suonato con Panopticon – e potremmo andare avanti ancora, ma è giusto per chiarire quale sia il curriculum dei nomi coinvolti.
Da tutte queste esperienze si desume lo sguardo ampio e per nulla reazionario sulla materia metal. C’è sia voglia di scoprire, sia di mantenere un piede ben fermo nella tradizione: ciò è garanzia di concretezza, quella che impedisce di perdersi quando si hanno idee formidabili ma la tentazione di spingersi, come Icaro, fino al sole e bruciarsi le ali.
L’ardimento dei Crypt Sermon è pari alla loro intelligenza compositiva, e anche alla prova del terzo album possiamo affermare che abbiano centrato il bersaglio: “The Stygian Rose” non è il fratello gemello di “The Ruins Of Fading Light” e nemmeno di “Out Of The Garden”, ha sì impresse alcune stimmate ormai care al gruppo, ma porta avanti il discorso nel segno di un suono multidimensionale, torbido, dalla spiccata emozionalità e per nulla prevedibile. Considerato che stiamo saldamente nei reami di un epic/doom/heavy metal senza alcuna vera tentazione sperimentale o eccentricità, già questa considerazione fa capire la bontà del lavoro compiuto.
Nella musica dei nostri un’impronta quasi elegiaca e crudezza barbarica vanno volentieri d’accordo, iniettando tanto sana adrenalina quanto sentimenti più alti e profondi. Un’opener come “Glimmers In The Underworld” suona come una figlia prediletta del miglior US metal, muovendosi tra epicità guerresca e strappi rudi e lambenti il metal estremo.
La qualità delle melodie e degli arrangiamenti è altissima, come di un’altra categoria è il cantato sporco e tonante di Brooks Wilson, interprete che si avvicina nella timbrica a un mostro sacro come Robert Lowe, e che si muove con eguale efficacia tra linee maligne e altre colme di pathos. Le strutture dei pezzi si sono fatte più frastagliate, con differenti incisi e digressioni a separare le fasi più trascinanti; il ricorso ad arpeggiati e cadenze dilatate è aumentato, andando in assonanza a un’enfasi ai livelli di “The Ruins Of Fading Light”, solo più portata ad atmosfere cupe e dannate.
I riferimenti diretti a Candlemass e Solitude Aeturnus rimangono evidenti, come l’influenza di gruppi dal suono più diretto come Armored Saint, Metal Church, Vicious Rumors, anche se da tempo i Crypt Sermon sono distintivi e caratteristici, nelle loro escursioni tra tanti territori sonori di materia tradizionale. Si percepiscono drammaticità, grandeur, una poetica profonda, in “The Stygian Rose”, con un gusto finissimo per i chiaroscuri e i crescendo di taglio quasi operistico (“Thunder (Perfect Mind)”).
A momenti soffusi e dal taglio quasi barocco – per via di partiture di tastiera di ampissimo respiro e dal forte potere immaginifico – si alternano muraglie chitarristiche invalicabili e limacciose, sulle quali si stagliano vocalizzi tra il dannato e il sacrale. Ed è così che nasce un brano epicissimo e dal volto quasi gentile come “Scrying Orb”, in grado di ricordare pure alcune atmosfere sofisticate del progressive americano degli anni ’80.
Con la title-track in chiusura, come accaduto per “The Ruins Of Fading Light”, il racconto si fa ancora più tumultuoso e sfaccettato, accentuando la narratività e la capacità evocativa del gruppo, padrone della materia epica e delle sue mille sfumature come pochi altri. Le attese, visto quanto creato con il secondo disco, erano alte e l’ora sestetto non ha per nulla tradito le aspettative: per gli amanti del metal classico più ambizioso, un ascolto che li delizierà a lungo.

 

TRACKLIST

  1. Glimmers in the Underworld
  2. Thunder (Perfect Mind)
  3. Down in the Hollow
  4. Heavy is the Crown of Bone
  5. Scrying Orb
  6. The Stygian Rose
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