7.5
- Band: CRYPTIC SHIFT
- Durata: 01:18:57
- Disponibile dal: 27/02/2026
- Etichetta:
- Metal Blade Records
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C’è una sensazione precisa che accompagna l’ingresso nel mondo degli inglesi Cryptic Shift: quella di essere risucchiati in un corridoio spazio-temporale dove la velocità del death-thrash si deforma, si contorce e si moltiplica in traiettorie imprevedibili. Sei anni dopo un esordio che aveva acceso i radar dell’underground, il quartetto di Leeds riemerge come una sonda carica di dati, visioni e ambizioni, deciso a dimostrare che la complessità non è un vezzo, ma una vera e propria filosofia compositiva. Solo a questo punto entra in scena “Overspace & Supertime”, secondo full-length e primo capitolo sotto l’egida di Metal Blade Records. Il passaggio di etichetta non ha addomesticato la band, anzi: sembra aver fornito ulteriore carburante a una scrittura che rifiuta qualunque idea di ‘maturità’ intesa come semplificazione. Qui la maturità, semmai, coincide con la volontà di spingersi ancora più in là, di costruire un universo sonoro che vive di stratificazioni, deviazioni improvvise e un immaginario sci-fi sempre più totalizzante.
Se il debut album “Visitations from Enceladus” aveva aperto un primo portale verso un cosmo fatto di tecnica sopra la media e strutture labirintiche, questo nuovo lavoro spalanca le paratie e trascina l’ascoltatore in una deriva tra overspazio e supertempo, tra wormhole di riff e galassie di pattern ritmici in collisione. Il concept è denso, quasi opprimente nella sua volontà di raccontare un viaggio cosmico privo di punti di riferimento stabili, e la tracklist ne è lo specchio: una title-track di venti minuti, il monolite da mezz’ora “Stratocumulus Evergaol” e altri tre episodi che si muovono tra i nove e i dieci minuti. Non si tratta di brani, ma di attraversamenti.
La produzione, più rifinita rispetto al debutto, gioca un ruolo fondamentale soprattutto nei pezzi ‘brevi’, che scorrono con sorprendente fluidità nonostante la quantità di idee riversate in ogni sezione. È qui che i Cryptic Shift mostrano al meglio la loro abilità nel rielaborare le influenze cardine: i primissimi Cynic, i Nocturnus, i Vektor e i Voivod di “Killing Technology” e “Dimension Hatröss” vengono fusi in un calderone ribollente di chitarre duellanti, sovrapposizioni argute e un continuo gioco di tensione e rilascio. La scrittura procede quasi sempre per accumulo, come una stazione orbitale costruita modulo dopo modulo, con passaggi che si aprono e si richiudono in un movimento costante.
Quando però il quartetto si lancia nelle composizioni “monster”, l’esuberanza rischia di sconfinare almeno un pochino nella presunzione. La narrazione si fa impervia, talvolta eccessivamente diluita, e non sempre l’aggiunta continua di sezioni porta a momenti davvero memorabili. In alcuni frangenti sembra che la musicalità venga sacrificata sull’altare della vastità, con brani che appaiono come mondi incollati l’uno all’altro più che come un unico ecosistema coerente. “Stratocumulus Evergaol”, ad esempio, pare esaurire gran parte della sua spinta propulsiva dopo una quindicina di minuti, per poi ripartire con movimenti che potrebbero tranquillamente appartenere a un altro brano.
Nel panorama stilistico e nel format in cui il gruppo ha deciso di muoversi, il confronto con i Blood Incantation è quasi inevitabile: la band americana, sull’ultimo “Absolute Elsewhere”, ha dimostrato un orecchio più armonico e fine nel gestire le transizioni e nel colorare i passaggi con qualcosa di realmente memorabile, mentre la narrazione dei ragazzi britannici in questo senso è ancora un pochino macchinosa. Detto questo, “Overspace & Supertime” rappresenta comunque un passo avanti rispetto al debutto, soprattutto in termini di ispirazione, interpretazione e resa sonora, in particolare nelle tracce più compatte.
I Cryptic Shift, in definitiva, restano un esempio luminoso di verve e inventiva in un panorama spesso stanco o schiacciato su un’immediatezza alla lunga prevedibile. Questa è una dichiarazione di guerra alle playlist, agli ascolti fugaci e alla bassa soglia di attenzione: un viaggio cosmico affascinante, eccessivo, a tratti dispersivo, che avrebbe appunto solo bisogno di un po’ più di ordine per trasformare il caos stellare in una mappa davvero indimenticabile.
