7.5
- Band: CRYPTOPSY
- Durata: 00:33:46
- Disponibile dal: 20/06/2025
- Etichetta:
- Season Of Mist
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Con “An Insatiable Violence”, i Cryptopsy proseguono con sicurezza il percorso di consolidamento avviato nel 2023 con “As Gomorrah Burns”. Dopo anni di tentennamenti e ricalibrature – iniziati con la pubblicazione di materiale in via indipendente e una decisa riduzione dell’attività live dopo l’uscita del valido omonimo album del 2012 – la macchina canadese sembra aver ritrovato definitivamente slancio. Ora sotto l’egida della Season of Mist, etichetta ormai abituata a rivitalizzare e rilanciare certe band estreme un po’ decadute, i Cryptopsy sfornano un disco che ovviamente non mira a rivoluzionare il loro repertorio o la loro scena di riferimento, ma a riaffermare con ancora più lucidità un’identità che era parsa sfilacciarsi negli anni più incerti.
Laddove “As Gomorrah Burns” era una ennesima dichiarazione di intenti feroce, spesso frenetica, quasi nervosa nel suo voler dimostrare il valore residuo della band a chi ancora rimprovera loro “The Unspoken King”, “An Insatiable Violence” suona più rilassato – o, meglio, consapevole. Il death metal dei Cryptopsy resta estremamente tecnico e parossistico, con le consuete progressioni ardite e la batteria fuori scala di un Flo Mounier che continua a sfidare i limiti dell’umano, ma questa volta l’assalto sonoro è bilanciato da scelte compositive maggiormente centrate sull’impatto e sulla fruibilità, con puntuali sezioni cadenzate che si incastrano tra i passaggi più isterici e complessi, generando dei saliscendi più dinamici che, in qualche caso, generano perfino un vago senso di orecchiabilità.
È un album che quindi rinuncia a una certa “ansia da prestazione”, trovando forse nella sua semplicità relativa il proprio punto di forza. Del resto, se non si hanno più i guizzi visionari necessari per toccare le vette di album come quelli del periodo 1996-2000, a questo punto meglio puntare su qualcosa di un po’ più fisico e quadrato, con le consuete trame vertiginose mescolate a riff che effettivamente fanno divertire, ispirando una grande resa dal vivo.
Vari riff, in effetti, questa volta hanno più spazio per respirare, alcuni breakdown si mettono al centro della manovra senza tuttavia risultare troppo insistenti e, in generale, si percepisce una chiara intenzione di scrivere brani che possano spaccare anche (e soprattutto) in concerto. Detto questo, va anche sottolineato come, in alcuni passaggi, il songwriting – pur rimanendo grosso modo fedele alla cifra stilistica della band da quando alla chitarra vi è Christian Donaldson – lasci filtrare anche qualche spunto nuovo o delle chicche apprezzabili: in primis degli sprazzi di melodia vagamente black metal, quindi la gradita sorpresa del ritorno di Mike DiSalvo alla voce nella feroce “Embrace the Nihility”, piccolo omaggio ai fan della vecchia guardia.
In sintesi, non siamo di fronte a una nuova pietra miliare, né ad un’opera di rottura: “An Insatiable Violence” non vuole dimostrare nulla a nessuno, ma il suo vigore apre le porte a una prova efficace, quasi “a misura di palco”, che punta sulla solidità e sulla fisicità, con un’attenzione più marcata alla forma di certi episodi. Non mancano ovviamente momenti di pura tecnica, ma non è più quella l’unica leva su cui la band insiste.
Una conferma che quindi, per certi versi, sa anche di passo avanti rispetto al pur onesto predecessore e che suggerisce come i Cryptopsy, pur non essendo più quella band sulla bocca di tutti i death metaller, abbiano ancora qualcosa da dire, soprattutto a chi è disposto a guardare alla loro seconda vita senza pregiudizi.
