6.0
- Band: CRYPTS OF DESPAIR
- Durata: 00:34:38
- Disponibile dal: 18/04/2025
- Etichetta:
- Transcending Obscurity
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Dopo quattro anni di attesa dal precedente “All Light Swallowed”, i lituani Crypts Of Despair tornano con il loro nuovo album “We Belong In The Grave”, un’opera che segna un cambio di direzione piuttosto evidente nel loro sound. Il tempo trascorso tra le due uscite sembra infatti avere inciso un bel po’ sull’indirizzo stilistico del gruppo, che si ripresenta con un suono molto più compatto, groovy e diretto rispetto alle sonorità sfuggenti, a cavallo tra death metal e atmosfera dissonante, rintracciabili nell’ultima prova. Il quintetto ha preso quello stile e l’ha spogliato di vari orpelli, rendendo le strutture più essenziali, ispessendo le ritmiche e cercando di dare alla proposta un taglio più rotondo e immediato. Il processo ha avuto un’influenza soprattutto sul lavoro di chitarra, con i riff più arzigogolati che hanno lasciato il posto a temi molto basici, robusti nel suono, spesso alla ricerca di uno spiccato groove, con la doppia cassa della batteria a sorreggere spesso le trame più sincopate per renderle ulteriormente possenti. L’insieme ne guadagna in coesione e impatto, ma, al tempo stesso, perde parte della varietà e dell’imprevedibilità che caratterizzavano lo stile precedente.
Complice anche un registro vocale all’occorrenza più gutturale, in alcuni frangenti non si arriva lontanissimi da soluzioni deathcore, anche se queste quasi sempre vengono opportunamente inserite all’interno di composizioni in cui hanno modo di imporsi anche altri tipi di spunti.
Di certo, dal punto di vista squisitamente ritmico, la band appare un po’ regredita, con il lavoro di chitarra che oggi fa più da base, svolgendo una funzione di riempimento, anziché regalare riff avvincenti ed ergersi a motore trainante.
Le melodie, invece, restano uno dei punti di forza della formazione: qui si nota ancora una volta un buon lavoro di ricerca e definizione. A volte le arie sono così fulminee e stranianti da ricordare persino gli Akhlys. In questo senso, brani come la title-track “We Belong In The Grave” o “Terminal Dias” riescono a coniugare potenza e ricerca sonora in modo convincente, evocando un’aura sinistra e ipnotica. Altri episodi, al contrario, finiscono per mettere sin troppo in risalto la nuova impostazione ‘ignorante’ delle ritmiche, sfociando in rallentamenti tanto ossessivi quanto piatti, come appunto spesso avviene in ambienti deathcore. Questa semplificazione porta insomma a un parziale appiattimento dinamico, con alcuni brani che effettivamente faticano a mantenere alta la tensione, adagiandosi su temi molto lineari e ridondanti.
Anche una produzione definita ma sostanzialmente asettica non aiuta nel sostenere il disco, il quale, a conti fatti, finisce per dare l’idea di essere un passaggio interlocutorio, con certe velleità moderniste mal supportate da un songwriting che in qualche caso si dimostra un po’ acerbo. Sicuramente “All Light Swallowed” era di un altro livello, per quanto riguarda visione e realizzazione.
Con “We Belong In The Grave”, i Crypts Of Despair si addentrano quindi in territori tutto sommato pericolosi, rinnegando in parte una formula che, se adeguatamente sviluppata, avrebbe potuto dare ulteriori soddisfazioni, per avvicinarsi invece a un sound e a un tipo di pubblico che forse non gli appartengono ancora.
Resta da vedere se questa nuova impostazione sarà affinata nei prossimi lavori o se rappresenterà solo una fase transitoria nella loro evoluzione, un primo passo che potrebbe portare a sviluppi più maturi in futuro.
