7.5
- Band: CRYPTWORM
- Durata: 00:35:00
- Disponibile dal: 27/03/2026
- Etichetta:
- Extremely Rotten Productions
- Me Saco Un Ojo Records
Al terzo full-length, per i Cryptworm si può ormai parlare senza troppe remore di uno “stile Cryptworm” ben definito, una grammatica riconoscibile che la band inglese affina con coerenza disco dopo disco. “Infectious Pathological Waste” si inserisce esattamente in questo solco: una proposta saldamente ancorata a una certa tradizione death metal e death-grind, ma al tempo stesso sufficientemente mobile e articolata da evitare l’effetto manierismo. Non è un disco che stravolge le coordinate del trio, bensì un lavoro che le mette a fuoco con ormai proverbiale consapevolezza, limando e mantenendo incisivi gli ingranaggi già rodati in precedenza.
Fin dal debutto, le composizioni dei Cryptworm si sono sempre mosse per continui strappi e avvitamenti, con una tendenza a costruire geometrie contorte che cercano però di non perdere mai il contatto con una certa fisicità, con una ‘botta’ old school che resta centrale nell’economia dei brani. Anche qui, a passaggi eccentrici e riff sghembi che possono richiamare i Demilich, fanno sistematicamente seguito spunti più lineari e brutali: d-beat secchi, midtempo da collasso di civiltà, momenti che spezzano la serpentina e riportano tutto su binari semplici, possenti, immediati. È proprio questa alternanza a rendere il disco scorrevole e, soprattutto, divertente.
Rispetto al precedente “Oozing Radioactive Vomition”, “Infectious Pathological Waste” sceglie poi una strada leggermente più asciutta in termini di durata. Se il predecessore spesso superava i cinque o sei minuti per brano, accumulando una mole notevole di idee e cambi di registro, qui si torna a una relativa compattezza che richiama un po’ più da vicino il repertorio del debut “Spewing Mephitic Putridity”. Il mood generale ne esce più nervoso e scattante, con canzoni che sembrano mordere e ritirarsi più rapidamente, senza per questo rinunciare a un riffing curato e a una scrittura che, pur seguendo certi iter ormai tipici della band, evita l’autocitazione più sfacciata.
È vero: alcuni motivi fanno ormai parte della formula dei Cryptworm, e l’orecchio allenato li riconosce subito. La differenza, però, sta nel modo in cui vengono incastrati all’interno della tracklist, con una maggiore attenzione all’identità del singolo brano. Non si ha quasi mai la sensazione di ascoltare un riff riciclato da una traccia appena conclusa, ma piuttosto una variazione sul tema che contribuisce a rafforzare l’insieme senza appiattirlo. Nel complesso, “Infectious Pathological Waste” non è quindi un disco di rottura, ma di consolidamento, ed è proprio in questa sua natura che risiede la sua forza. I Cryptworm dimostrano di aver ormai superato la fase esplorativa, muovendosi all’interno di un perimetro stilistico ben delimitato con una sicurezza che si riflette tanto nella scrittura quanto nell’esecuzione. La produzione ben valorizza il lavoro sulle chitarre e il dialogo serrato con una sezione ritmica che non si limita a sostenere, ma spesso indirizza le svolte dei brani, rendendo il flusso dell’album più dinamico di quanto la sua durata complessiva possa far pensare.
Non tutto ha lo stesso peso specifico e qualche passaggio tende ancora ad appoggiarsi a soluzioni familiari, ma il bilancio resta nettamente positivo: siamo davanti a una band che ha trovato una propria voce all’interno di un filone iper-saturo e che continua a farla evolvere con piccoli, mirati aggiustamenti piuttosto che con strappi forzati. Dal vivo, contesto in cui il trio eccelle da tempo, questo nuovo materiale promette di tradursi in una scarica di energia ancora più diretta e compatta, con la title-track già candidata a diventare un punto fermo delle setlist e pezzi come “Encephalic Feast” pronti a trasformarsi in detonatori collettivi sotto il palco. “Infectious Pathological Waste” si impone così come un tassello importante nella discografia dei Cryptworm: non un apice definitivo, ma una tappa matura, che certifica la solidità della band e lascia intravedere ulteriori margini di crescita per un futuro.
