7.0
- Band: CRYSTAL EYES
- Durata: 00:44:27
- Disponibile dal: 06/12/2019
- Etichetta:
- Massacre Records
- Distributore: Audioglobe
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Tornano i Crystal Eyes, band attiva sin dai primi anni ’90, che il leader Mikael Dahl ha condotto sino ad oggi, ma che si è sostanzialmente rinnovata con l’ingresso in line-up di Jonatan Hallberg alla chitarra e di Henrik Birgesson alla batteria, i quali hanno contribuito anche alla fase compositiva. Pur provenendo dalla Svezia, le loro radici, almeno dal punto di vista stilistico, affondano decisamente nel metal teutonico e risultano subito evidenti sin dalle tracce di apertura, date le forti influenze soprattutto di Helloween, Gamma Ray e Running Wild (in particolare, una canzone come “Rage On The Sea”, è ad esempio fortemente ispirata dalla band di Rock’n’Rolf). Insomma, sicuramente i Crystal Eyes non vanno cercando l’originalità a tutti i costi, però bisogna riconoscere come riescano ad essere bravi ed efficaci, grazie ad una serie di brani davvero coinvolgenti, ottimamente interpretati e arrangiati. Tutto sommato, entro questa cornice, l’album riesce ad essere pure piuttosto vario: molto belli due pezzi fantascientifici come la titletrack e “Corridors Of Time”; ci sono anche due tracce anthemiche, emblematiche nei loro cori da battaglia, quali “Side By Side” e “Into The Fire”; ritroviamo, altresì, un pezzo strappalacrime come “In The Empire Of Saints”, dedicato ad un loro amico prematuramente scomparso; inoltre, c’è anche qualche canzone più tendente all’hard rock come “Midnight Radio”, dedicata da Dahl a “Rockbox”, un programma che andava in onda negli anni ’80 in una radio svedese.
Insomma, “Starbourne Traveler” si colloca magari in un filone ben preciso e segue una scia che si sviluppa su schemi ben consolidati: va però riconosciuto che le canzoni funzionano davvero molto bene e si lasciano ascoltare con piacere, grazie ad un buon lavoro chitarristico, ad una sezione ritmica vivace e fantasiosa, belle melodie e cori tutti da cantare. Chi è rimasto affezionato al genere, non rimarrà dunque deluso da questo ottavo full-length di Dahl e compagni.
