CULT OF LILITH – Mara

Pubblicato il 08/09/2020 da
voto
8.0
  • Band: CULT OF LILITH
  • Durata: 00:36:07
  • Disponibile dal: 04/09/2020
  • Etichetta: Metal Blade Records
  • Distributore: Audioglobe

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E’ ancora possibile oggigiorno scrivere musica originale miscelando generi ormai ampiamente esplorati come il death, il black metal ed il prog? Ascoltando il primo full length degli islandesi Cult Of Lilith ,la risposta è sicuramente affermativa. Il progetto nasce nel 2015 a Reykjavik come one man band composta solo dal chitarrista Daniel Þór Hannesson, che utilizza alcuni session men per incidere l’EP “Arkanum”; la line-up a cinque elementi si completa nel 2018 con l’aggiunta di Mario Infantes Ávalos e, due anni dopo, arriva il debutto su lunga distanza. Il monicker non è di certo scelto a caso: Lilith è una figura mitologica presente in molte religioni e diversi culti le cui molteplici interpretazioni, afferma lo stesso Hannesson, ben si coniugano con le varie sfaccettature della band. La mitologia sembra essere un pallino dei Nostri, in quanto anche il titolo dell’album fa riferimento ad un antico mito: “Mara” (termine islandese traducibile con “incubo”) è un’entità maligna dell’antico folklore nordico, foriera di sogni angosciosi. Passando al lato più prettamente musicale, ciò che viene proposto è un death metal caotico e “in your face” che, sotto molti aspetti, potrebbe ricordare i Septicflesh (o a tratti i nostrani Fleshgod Apocalypse): l’andamento nervoso, lo stile vocale tra screaming e growl, le complesse strutture mutuate dalla classica, le scariche di batteria secca e marziale, oltre al già citato immaginario mitologico su cui sono basati i testi, sono tutte caratteristiche in comune con i greci. Spesso tutto ciò sfocia in una materia vicina ad un black atmosferico e dalle tinte oscure: la voce teatrale e spiritata in “Comatose” può ricordare gli Arcturus, mentre le tastiere che conferiscono un tocco gotico a “Le Soupir Du Fantome” suonano Cradle Of Filth. Molto spesso è invece il prog a fare capolino e, a questo proposito, colpiscono lo splendido organo Hammond ed i cori inseriti in un pezzo brutalmente death come “Purple Tide”. Non ultima anche un’importante componente folk: l’opener “Cosmic Maelstrom” è introdotta da un harpsichord, prima di esplodere in un caos sonoro che rispecchia alla lettera il titolo. Ma il pezzo più sorprendente è di sicuro “Profeta Paloma”: una prima parte tecnica e feroce con blastbeat e riff arcigni, sullo stile degli Emperor era “Prometheus”, si stempera in una lunga sessione di flamenco (!), eseguita da due ospiti alla voce e alla chitarra. Tutta questa eterogeneità non influisce minimamente sulla scorrevolezza dell’ascolto, in quanto i vari momenti sono perfettamente amalgamati e, soprattutto, non incide sull’aggressività, sempre estrema e stordente. “Volevo guidare il pubblico in un viaggio turbolento attraverso la mia mente, le mie esperienze, i miei sentimenti, le mie storie, la mia collera e le mie illusioni”, ha dichiarato Hannesson: operazione perfettamente riuscita.

TRACKLIST

  1. Cosmic Maelstrom
  2. Purple Tide
  3. Enter The Mancubus
  4. Atlas
  5. Comatose
  6. Profeta Paloma
  7. Zangano
  8. Le Soupir Du Fantome
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