CULT OF LUNA & JULIE CHRISTMAS – Mariner

Pubblicato il 12/04/2016 da
voto
8.5
  • Band: CULT OF LUNA
  • Durata: 00:54:36
  • Disponibile dal: 08/04/2016
  • Etichetta: Indie Recordings
  • Distributore: Audioglobe

A dicembre 2013, al termine di tutte le attività di supporto a “Vertikal”, i Cult Of Luna avevano annunciato uno stop a tempo indeterminato, prostrati da un’esperienza artistica tanto intensa e sfinente quale era stata la scrittura di un album così particolare e fuori dai canoni. Un concentrato di grigiori meccanici, asettiche atmosfere post-industriali che aveva prosciugato le energie fisiche e mentali della formazione, desiderosa a quel punto di staccare, pensare ad altro per, eventualmente, ripartire da nuovi lidi, nuovi linguaggi, dare vita a desideri ed esigenze prima inappagati. O magari non ancora conosciuti. Non ci è voluto poi così tanto, dopotutto, per risentire nuova musica dai post-metaller svedesi. La nuova incarnazione dei Cult Of Luna si è estrinsecata in una modalità che, fin dal primo annuncio di quello che sarebbe stato “Mariner”, ha dato da pensare e sognare. La collaborazione con Julie Christmas, fino a qualche anno fa voce dei Made Out Of Babies e frontwoman nel progetto Battle Of Mice, non poteva non mettere in moto macchinazioni di ogni tipo nelle menti dei fan, portandoli a chiedersi cosa sarebbe potuto saltare fuori da un’unione di menti così fertili e fantasiose. Ampiamente anticipato da due estratti (sulle cinque tracce complessive) disponibili con un certo anticipo sulla release-date – prima “A Greater Call”, in seguito “The Wreck Of S.S. Needle” – “Mariner” va a suggellare un patto artistico che non tradisce assolutamente le attese e, cosa ancora più importante, non va a costituire una semplice somma delle singole parti. I Cult Of Luna hanno plasmato le composizioni per mettere in condizioni ottimali la Christmas, le hanno consegnato le chiavi delle vocals, mettendola in intelligente contrapposizione ai consueti ruggiti, minoritari negli interventi al confronto dell’operato della singer americana. A loro volta, le voci maschili in pulito sono ancora più inebrianti e ad ampio spettro di quelle udite in “Vertikal”, come si può chiaramente udire in “Approaching Transition”, la track più vicina stilisticamente a quanto sentito nel precedente full-length. Entrando nel vivo di questo disco sui generis, ci accorgiamo di avere tutti gli elementi per capire a fondo il discorso intrapreso ma, come è spesso capitato in passato coi Cult Of Luna medesimi, alla tangibile bellezza della superficie vi è da aggiungere tutto un lavoro di comprensione e apprezzamento di quello che c’è sotto. Delle profondità del suono, dei mille dettagli che brillano tenui, schivi, poco appariscenti ai primi ascolti, in seguito così netti nell’apparire in tutta la loro importanza e necessità. Lungo l’intero corso di “Mariner” abbiamo a che fare con un muro chitarristico pulsante, montagne di riff fortemente ‘narrativi’, dove una chitarra pone le fondamenta e le altre consolidano e abbelliscono, costituendo una formidabile materia, malleabile, in costante divenire. Dominano atmosfere lattiginose, foschie impenetrabili che appiattiscono e inducono a un allucinato torpore, mentre l’irreale prende piede grazie alle filastrocche dolceamare della Christmas, a suo completo agio nel turbinare magmatico di ritmiche più aperte del consueto, che non rinunciano a indurirsi all’improvviso ed ergersi a roccaforti inespugnabili, in un incessante andirivieni fra (finta) tranquillità e progressioni gigantesche. Mai come stavolta il sestetto è ricorso ad andamenti circolari, tornando al punto di partenza dopo ampissime peregrinazioni, esaltando la versatilità della Christmas, camaleonte vocale che sa essere un attimo prima fatina, quello successivo isterica iena fuori controllo. Come in “Vertikal”, ma a un livello più subdolo e in sottofondo, i synth assurgono a un ruolo di attori protagonisti, espandendosi e ritraendosi, attraversando le chitarre in intrecci funambolici, oppure ponendosi al loro fianco in modo più rarefatto. Rimaniamo invischiati in una dimensione sospesa, viviamo un sentimento di perenne attesa vissuta in uno stato incorporeo, dando uno sguardo disilluso verso il basso e verso l’alto, come se dalle esplorazioni dei fondali del mare, evocati da una densità delle chitarre che potrebbe pure richiamare l’epoca di “The Beyond” e “Salvation”, si possa trovare lo slancio per acciuffare le stelle, spingersi oltre i confini del creato. Infine, raggiungere la piena catarsi. “Mariner” cresce a dismisura da una traccia all’altra e di ascolto in ascolto. Prende la nostra attenzione con calma destrezza, ci fa intuire il disegno complessivo un tassello alla volta, si schiude petalo per petalo, fino a fiorire compiutamente nell’apoteosi di “Cygnus”. Gli scoppi, i furibondi maremoti, gli strappi condotti dagli sfregi dell’ex-Made Out Of Babies aprono a un big bang arrivato dopo un’attenta, sapiente, costruzione dei presupposti perché ciò accadesse. Un pandemonio giunto al termine di un incedere quasi lisergico, in quella che oltre ad essere la composizione più lunga è anche quella più bella e rappresentativa di un album imperdibile, emozionante, coraggioso e pervaso da un estro tutt’altro che arrogante o autoindulgente. Questo è il grande metal di oggi, lontano da etichette, logiche commerciali, vanesi giochetti da superstar. Musica del presente e del futuro, raccolta da animi sensibili e portata a noi da musicisti all’apice della creatività. Se ancora avevate delle remore a definire i Cult Of Luna (e la Christmas) autentici fuoriclasse, questo è il momento di togliersi del tutto ogni dubbio. “Mariner” emana vera grandezza.

TRACKLIST

  1. A Greater Call
  2. Chevron
  3. The Wreck of S.S. Needle
  4. Approaching Transition
  5. Cygnus
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