7.0
- Band: CULT OF OCCULT
- Durata: 00:53:30
- Disponibile dal: 01/06/2018
- Etichetta:
- Musicfearsatan
I Cult Of Occult ripartono esattamente da dove li avevamo lasciati un paio d’anni fa, lungo le sponde di quel fiume di pece e piombo fuso che caratterizzava già i loro precedenti lavori. E tuttavia “Antilife” non è un banale lavoro fotocopia, perché esattamente come da titolo dell’album il senso di ineluttabile dolore trasmesso da queste quattro lunghissime e disperate tracce è sensibilmente più intenso che in passato. Solo quattro tracce dai titoli a dir poco criptici, ossia coppie di lettere che rimandano ad ambiti etimologici disparati e che in assenza di testi non sappiamo approfondire, ma del resto che conta non è quanto scrutiamo noi in questo abisso musicale, dato che è lui a guardare dentro di noi fin dall’inizio. Per restare in tema di citazioni, “AL”, forse acronimo per il titolo dell’album stesso, apre l’album fissando gli strumenti verso il centro del sole, in una sorta di marcia psichedelia che parte da feedback e droni e diventa un mantra doom violentissimo ed ossessivo; dominato dalla batteria lenta e dolorosa, su cui si stagliano essenzialmente solo grida allucinate, giù giù fino al finale in cui le chitarre si configurano come dilatazioni ad alto tasso emotivo. La successiva “IE” accentua il senso catacombale (quanto a tempi e ritmiche non siamo troppo lontani da territori funeral doom, a ben vedere) grazie alla comparsa di chitarre più aperte e squillanti, anch’esse lentissime, e soprattutto alla comparsa in forza delle linee di basso, che diventano dominanti su “NI”. Ed è proprio l’incrocio tra le quattro corde e un cantato più malato e da brividi, quasi declamato in certi punti, a connotare questo terzo brano come il più mortifero del lotto, prima della chiusura “ecumenica” affidata a “TF”; qui le varie novità che il combo francese ha inserito nelle tre tracce precedenti trovano infatti sintesi: come moderni alchimisti, se non arrivano proprio a sintetizzare oro dal piombo, i Cult Of Occult mostrano di saper armeggiare sempre meglio con la loro materia.
