CULTES DES GHOULES – Sinister, Or Treading The Darker Paths

Pubblicato il 16/10/2018 da
voto
8.0
  • Band: CULTES DES GHOULES
  • Durata: 00:55:01
  • Disponibile dal: 23/09/2018
  • Etichetta: Hells Headbangers
  • Distributore:

Se il precedente e mastodontico “Coven” aveva confermato i Cultes Des Ghoules come una delle migliori nuove leve del black metal contemporaneo, questo nuovo “Sinister, Or Treading The Darker Paths” colloca la band polacca a un livello ancora superiore, nell’Empireo delle formazioni che, come da sottotitolo dell’album stesso, riescono a percorrere nuove strade, illuminando (si fa per dire…) il percorso per chi avrà la capacità di seguirli. Compito non facile, e a cui i Cultes Des Ghoules adempiono nella maniera più difficile e necessaria al tempo stesso: guardando al passato più glorioso e riuscendo a interpretarlo, decodificarlo e renderlo qualcosa di assolutamente mirabile con assoluta essenzialità. L’iniziale “Children Of The Moon” ha una cadenza mefitica, quasi doom, e riprende in parte quella componente ritualistica che aveva già assunto un certo peso nel precedente lavoro – specie nell’uso della voce, quasi invocativa, e negli inserti di tastiere nella seconda parte; ma al tempo stesso le chitarre, votate a un riffing basilare e a un feedback lo-fi, richiamano la lezione degli ultimi Darkthrone, non a caso quelli più nostalgici, creando un ponte perfetto tra due modi di interpretare l’estremo. Quando sul finale il cantante Mark Of The Devil passa a un approccio più stridente, il fantasma evocato è invece quello dei primi Bathory, la cui selvaggia essenzialità diventa il modello evidente in “The Woods Of Power”: undici minuti oltremodo epici, eppure scarni, guidati da un paio di riff maligni e abrasivi, che strappano la pelle di dosso. E quando a metà brano viene ripetuto “Into The Dark!”, un chiaro invito a una discesa alchemica e mortifera, il timbro vocale sembra davvero quello di Quorthon, e i brividi aumentano. Basterebbero davvero i primi venti minuti di questo lavoro per renderne obbligatorio l’acquisto, ma i tre brani successivi non sono da meno, e costruiscono anzi assieme una specie di trittico musicale e percettivo coerente. “Day Of Joy” strizza nuovamente l’occhio agli anni Ottanta con il basso di Minski sugli scudi, in un mix di capacità ipnotica ed essenzialità, ove ancora una volta la voce fa il bello e il cattivo tempo nell’evocare antri oscuri e riti innominabili… con tanti saluti alla supposta gioia del titolo. E così non può che seguire “The Serenity Of Nothingness”: la consapevolezza dell’ineluttabile, in perfetta linea con il nichilismo dei testi e dell’approccio musicale di tanto nuove leve polacche (vedi i loro amici Mgła). Un brano dal suono oppressivo, ribassato, che altro non è che una variazione ancora più cadenzata sul mortifero riff della traccia precedente, con il chiaro intento di rendere ancora più ossessivo l’ascolto e intenso il senso di soffocamento; e il finale per tamburi e sussurri non lascia davvero scampo. Se sperate poi di tirare un respiro, non illudetevi: la liberazione non arriva certo con la conclusiva “Where The Rainbow Ends”; i ritmi si fanno più sostenuti, tornano inizialmente le cadenze vicine a “The Return…”, ma dilatate e virate poi in una sorta di nera psichedelica rituale che potrebbe procedere all’infinito, come la sofferenza di cui i Cultes Des Ghoules sono cantori perfetti.

TRACKLIST

  1. Children Of The Moon
  2. The Woods Of Power
  3. Day Of Joy
  4. The Serenity Of Nothingness
  5. Where The Rainbow Ends
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