7.0
- Band: CUT UP
- Durata: 00:38:16
- Disponibile dal: 24/03/2017
- Etichetta:
- Metal Blade Records
- Distributore: Audioglobe
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Con i piedi ben piantati nella tradizione death metal e in quanto realizzato nel corso dell’esperienza con i Vomitory, i Cut Up tornano dopo l’esordio “Forensic Nightmares” con un secondo full-length ancora una volta su Metal Blade Records. I quattro hanno stipato la loro massiccia proposta in poco meno di quaranta minuti, restando tutto sommato fedeli ai concetti di massimo impatto e linearità già espressi nel debutto. Undici tracce dall’incedere forsennato, cavalcate dalle urla di Björte e dal growl più cupo di Erik Rundqvist, che spaziano tra assalti rapidissimi, fugaci tessiture groovy ed atmosfere caustiche. Una miscela di vecchi Vomitory e una vasta gamma di soluzioni death e grindcore (pescate soprattutto dalla scuola anni Novanta) sapientemente dosata che disegna il solito indemoniato viaggio nell’estremo e nelle sue dilatate palpitazioni. Subito a partire dall’opener “From Ear to Ear” si intuisce come la band questa volta abbia provato a lavorare maggiormente sui chorus, disegnando strutture ficcanti che ben sorreggono il lavoro di chitarra e gli exploit al microfono dei due vocalist. Pochi riff per canzone, ma ben giocati, soprattutto in quegli episodi da cui emerge con più prepotenza il bagaglio old school dei ragazzi. Un intreccio equilibrato e sempre discretamente ispirato, dal quale resta difficile estrapolare un pezzo particolarmente significativo, ma che riesce a intrattenere senza patemi per tutta la durata dell’opera. Se si analizza il debut e poi, subito dopo, questo nuovo “Wherever They May Rot”, si arriva alla conclusione che gli svedesi non abbiano compiuto chissà quale passo in avanti rispetto a due anni fa, ma chi voleva solidità e “more of the same”, senza scadere in parentesi noiose, verrà certamente accontentato. I Cut Up continuano a badare al sodo.
