CYHRA – Letters To Myself

Pubblicato il 30/10/2017 da
voto
6.5
  • Band: CYHRA
  • Durata: 00:45:30
  • Disponibile dal: 14/10/2017
  • Etichetta: Spinefarm
  • Distributore: Universal

Let the music do the talking.  Finalmente, dopo sette anni in cui ne abbiamo viste e sentite di ogni tipo – polemiche sulla svolta ‘commerciale’ degli In Flames post-Jesper, dichiarazioni astiose puntualmente smentite da una parte e silenzi assordanti dall’altra, scossoni di line-up frutto dei precari equilibri di cui sopra – a parlare è di nuovo la musica. Certo, chi aveva ancora nelle orecchie il Gothenburg sound, di cui Stromblad stesso è stato tra i padri putativi, sarà rimasto sorpreso dalla genesi del progetto Cyhra – formato insieme al sodale bassista Peter Iwers (ex In Flames), all’ex singer degli Amaranthe Jake E. Lundberg e al batterista Alex Landenburg (Luca Turilli’s Rhapsody) – ma fa comunque piacere ritrovare il seminale chitarrista svedese in azione, se pur con un sound lontano anni luce dai side project ben più heavy succedutisi in questi anni (Dimension Zero, The Resistance). Musicalmente parlando, come lasciato presagire dai singoli di lancio, ci troviamo di fronte ad un modern pop-metal molto più vicino a “The Nexus” che a “Reroute To Remain”, ma in fin dei conti, superato lo stupore iniziale, non è detto che sia necessariamente un male, sgomberando il campo da paragoni che lasciano il tempo che trovano. Al d là dell’elevato tasso glicemico, aspetto che lo renderà verosimilmente indigesto ai detrattori degli ultimi In Flames, la principale critica che ci sentiamo di muovere a “Letters To Myself” è legata all’eccessiva omogeneità dei pezzi, tutti o quasi modellati intorno alle melliflue linee vocali del già citato singer, con le chitarre spesso e volentieri relegate ad un ruolo di semplice accompagnamento alla stregua dell’elettronica (se non  addirittura del tutto assenti, come ad esempio in “Inside A Lullaby”), salvo poi riprendersi le luci della ribalta all’altezza dei comunque pregevoli assoli, quasi come se ci trovassimo di fronte ad una serie ripetuta di collaborazioni e non al principale compositore della band. Detto questo, a patto ovviamente di apprezzare il genere, nella prima metà della tracklist la ricerca della melodia perfetta partorisce una serie di canzoni piacevoli per un ascolto disimpegnato (“Karma”, “Heartrage”, “Muted Life”, la title-track), mentre il lato B strizza l’occhio più alle atmosfere raffinate dei Kamelot (“Holding Your Breath”, “Black Wings”) con risultati comunque apprezzabili, anche se ancor più melensi. Un disco adatto soprattutto ai fan degli Amaranthe, mentre per i nostalgici degli In Flames di metà carriera meglio ripiegare sull’usato sicuro degli Engel.

TRACKLIST

  1. Karma
  2. Heartrage
  3. Here To Save You
  4. Muted Life
  5. Closure
  6. Letter To Myself
  7. Dark Clarity
  8. Holding Your Breath
  9. Rescue Ride
  10. Black Wings
  11. Inside A Lullaby
  12. Dead To Me
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