6.5
- Band: CYHRA
- Durata: 00:36:40
- Disponibile dal: 05/06/2026
- Etichetta:
- Reigning Phoenix Music
Diciamoci la verità: l’annuncio della nascita dei Cyhra – primo progetto importante in cui era coinvolto il chitarrista Jesper Stromblad dopo la sua uscita dagli In Flames – aveva sollevato all’epoca una certa curiosità, ma l’entusiasmo è presto scemato per il combinato disposto tra dischi non particolarmente memorabili ed un’assenza nelle esibizioni dal vivo, fino a che la nascita dei The Halo Effect (in cui lo stesso Stromblad è coinvolto, insieme alla vecchia sezione ritmica degli In Flames) non ha definitivamente dirottato altrove le attenzioni dei nostalgici di “Whoracle” e “Clayman”.
Nel frattempo i Cyhra sono arrivati con “Requiem For A Pipe Dream” al quarto lavoro in studio, e possiamo dire che l’accoppiata formata da Jake E (ex cantante degli Amaranthe) e dal fido polistrumentista Euge Valovirta (accreditato come chitarrista, bassista e tastierista) ha trovato una sua cifra stilistica che si dirama su tre direttrici.
Da un lato, ci sono i brani assimilabili al modern melodic death, quelli verosimilmente in cui è coinvolto anche Stromblad: il riff della traccia d’apertura “Bleed With Pride” sembra provenire ad esempio dall’epoca Y2K degli In Flames, anche se il cantato superpulito non rende piena giustizia soprattutto nelle strofe; non a caso nella conclusiva “Hold Your Fire”, in assoluto la più graffiante del disco, compare anche il cantante/chitarrista dei Lost Society, contribuendo a dare una marcia in più al pezzo.
Più efficace viceversa “Ghostbound”, dove al classico tupa-tupa svedese si affiancano arrangiamenti più soft rendendo l’insieme più gradevole, così come avviene in “Ghost I’m Meant To Be” (in cui peraltro si avverte un pizzico dello stile Friden) e in “Version In Me”, altri riusciti esempi di recupero tra le melodie in stile “Soundtrack To Your Escape” e il sound ancor più accessibile degli Amaranthe.
L’atmosfera boombastica e ‘larger than life’ della band di Elize Ryd è protagonista a tutto tondo nel primo singolo “Superman”: tra tastiere a tutto spiano, chitarroni con accordi semplici ma potenti, batteria in quattro quarti e cori da arena c’è l’occorrente per divertirsi anche in cuffia, per quanto la memorabilità dei ritornelli sia pari a quella di un prodotto da banco frigo; similmente, una ballad morbida come “In The Center Of A Miracle” sembra uscita dalla versione teatrale di un live action della Disney, tra orchestrazioni da colonna sonora e cori zuccherini.
Infine, c’è l’aspetto forse più intrigante anche se lontano dal metal in senso stretto, ovvero quello in cui Jake E sale in cattedra sfruttando appieno le sue capacità da performer: “Miss Me When I’m Gone” è un buon esempio, con un incrocio tra urban pop e alternanza di pieni/vuoti in stile Sleep Token, così come la parte rap nella più tamarra di “Skin From Bones” in cui trigger sincopati ed elettronica creano un loop ipnotico cui è difficile resistere.
Nell’insieme questa quarta fatica dei Cyhra si presenta come un disco con dei buoni spunti, per quanto il cantato di Jake E non valorizzi a pieno i pezzi più energici e la sua interpretazione sembri spesso più quella di un interprete da talent show che di un autore completo, ponendo seri dubbi sulla longevità del disco (come peraltro successo con i lavori precedenti); similmente, la varietà di stili potrebbe creare qualche perplessità per chi ne apprezza la componente più melo-death.
Nel dubbio, chi cercasse un succedaneo dei vecchi In Flames farà meglio a puntare sui The Halo Effect, mentre gli amanti degli Amaranthe – e del metal più moderno e melodico in generale – potranno trovare qualche spunto interessante in “Requiem For A Pipe Dream”.
