CYNIC – Kindly Bent To Free Us

Pubblicato il 15/02/2014 da
voto
7.0
  • Band: CYNIC
  • Durata: 41:52
  • Disponibile dal: 14/02/2014
  • Etichetta: Season Of Mist
  • Distributore: Audioglobe

Dalla reunion del 2008 in avanti, attraverso un percorso a suo modo lineare e nient’affatto brusco, i Cynic si sono via via staccati dal mondo metal, per abbracciare una concezione sonora che prende le distanze anche da buona parte delle influenze jazz e fusion presenti in “Focus” e può essere ascritta a un’idea del tutto inusuale di progressive. Tramite “Traced In Air” prima, e soprattutto “Carbon-Based Anatomy” poi, tralasciando gli esperimenti di “Re-Traced”, i Cynic hanno abbandonato ogni asprezza e minima asperità per esplorare e decantare un universo dove serenità, pace e armonia regnano sovrani. “Kindly Bent To Free Us” rispecchia la spiritualità interiore di Masvidal e la sua tensione verso tutto ciò che è celestiale, puro, senza ombre e negatività. La creatività vulcanica del mastermind è espressa in fraseggi ancora più levigati, smussati e cristallini, la musica si fa liquida e scorre come un limpido torrente in un ambiente incontaminato. Le melodie della sei corde e quelle vocali sono messe in rilievo in modo molto smaccato, vivacità e sobbalzi di umore sono invece garantiti dal poliedrico tappeto ritmico del solito, fenomenale, Sean Reinert, coadiuvato dall’altrettanto impeccabile Sean Malone. Le evoluzioni di basso e batteria segnalano gusto e tecnica ai massimi livelli desiderabili, peccato che l’ammorbidimento generale faccia risuonare la sezione ritmica fin troppo compita, così che a larghi tratti diventi un semplice abbellimento di lusso, piuttosto che il motore della musica. I vocalizzi puliti ed eterei, sottoposti a filtri vocali come di consueto, dominano la scena e risultano se possibile più aggraziati, languidi, puliti fin quasi allo stucchevole rispetto ai dischi precedenti. La profusione di voci ingentilite a dismisura non è una novità, ma stavolta l’occupazione degli spazi è fin prepotente e ridondante. Non è un disco difficile “Kindly Bent To Free Us”, l’ascolto è tutt’altro che impervio e l’esplosione cromatica della copertina trova il degno contraltare nella musica proposta, senza che questa prodigalità di dettagli si trasformi in un labirinto di note incomprensibile. La ricchezza degli arrangiamenti a sostegno di uno scheletro principale molto snello e fluido permette ai Cynic di allestire ancora una volta un album formalmente inattaccabile, ma il cui valore effettivo, grattando sotto l’esuberanza delle singole performance strumentali, non ci pare pienamente all’altezza di quanto prodotto in precedenza dai Nostri. L’affievolimento di ogni sorta di irruenza metallica ha prodotto un album da ascoltare in sottofondo, piuttosto che da divorare tramite un ascolto attento e bramoso. I brani della tracklist sono tutt’altro che brutti, ma sono discontinui, alternano spaccati molto interessanti ad altri troppo addolciti, preda di una ricerca della limpidezza, emotiva ed esecutiva, un po’ eccessiva. Le prestazioni dei singoli e il loro modo di intersecarsi per plasmare un qualcosa di non catalogabile e unico sono incontestabili, purtroppo c’è una certa intermittenza nel donare veri brividi all’ascoltatore. I momenti migliori li rileviamo nel mezzo, con “Infinite Shapes” e “Moon Heart Sun Head”, proprio quando  viene immessa un minimo di energia da parte di tutti gli strumentisti e il fluire delle note diventa decisamente più avvincente. Il resto, adornato da multicolori saliscendi sprizzanti una vitalità intrisa di rasserenata spiritualità, lo collocheremmo in quella terra di mezzo dove la piacevolezza di fondo approda a stento a un reale rapimento uditivo. I Cynic comunque non derogano alla prosecuzione di quanto espresso nel recente passato e al perseguimento di idee lontane da ogni possibile confronto. Ciò li rende accomunabili solo e soltanto a loro stessi e alla loro storia, e questo rimane un valore indiscusso pur in presenza di una release inferiore alle attese. E, vista la sensibilità artistica che trasuda da “Kindly Bent To Free Us”, pur al netto delle critiche formulate, non ci sentiamo di sconsigliarne l’ascolto, ma solo di ponderarlo alla luce della nuova veste di cui il trio è oggi rivestito.

TRACKLIST

  1. True Hallucination Speak
  2. The Lion's Roar
  3. Kindly Bent to Free Us
  4. Infinite Shapes
  5. Moon Heart Sun Head
  6. Gitanjali
  7. Holy Fallout
  8. Endlessly Bountiful
6 commenti
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