7.5
- Band: DAEMONIAC
- Durata: 00:43:44
- Disponibile dal: 12/03/2024
- Etichetta:
- Xtreem Music
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“Non ci interessa cambiare o modificare il nostro DNA: old school or die!“: questo il monito sentenziato quattro anni fa da Max, bassista e leader dei Daemoniac, in occasione dell’intervista rilasciata al nostro sito. Parole scarne ed essenziali, che andavano definire l’ottima fattura di “Dwellers of Apocalypse”, secondo album pubblicato dalla death metal band lombarda nel 2019.
Questo concetto basilare e perentorio si ripresenta oggi in “Visions Of The Nightside”, nuovo capitolo della band meneghina, devotamente aggrappato al gancio del death metal svedese, con tanto di amplificatori valvolari e pedalini vecchio stampo. Senza la minima volontà di intraprendere qualsivoglia binario sperimentale, sia nel sound, sia a livello di formazione: Max a guidare il timone, Matt nel ruolo di batterista, nonostante, proprio nel recente passato, vi era stato il tentativo di una doppia apertura per l’ingresso di due nuovi chitarristi, evidentemente non così funzionale al progetto finale.
E allora, per il nuovo disco, nelle vesti esclusive di special guest, alle sei corde è stato chiamato in causa Patrick Fernlund, già chitarrista degli svedesi Gorement, autori dell’introvabile “The Ending Quest”, unica ma significativa prova sulla lunga distanza della band scandinava a metà degli anni Novanta, quando lo swedish death metal era in piena esplosione.
E se, come ultima conferma, aggiungiamo che le registrazioni di “Visions Of The Nightside” si sono svolte presso gli storici Sunlight Studios di Stoccolma, capite bene come la fusione del metallo morente venutasi a creare ha tutte le caratteristiche per soddisfare coloro che, a distanza di anni, respirano ancora a pieni polmoni i riff sulfurei e maligni sparati senza tregua dall’HM-2 di turno. E la capacità dei Daemoniac, ancora una volta, è proprio quella di trovare una soluzione efficace e vincente sviscerata lungo gli otto pezzi della tracklist. Da “The Deamon Best” sino alla title-track finale, tra ritmiche serrate (“War In Heaven” e “The God’s Fault”) e stacchi più cadenzati e tortuosi (“False Prophecies” e “Fall From Grace”), vi è infatti, in moto perpetuo, una linea di fuoco, carica di melodia, in grado di portare l’ascoltatore ad innescare un loop diabolico, trasportato a sua volta dalla voce cavernosa dello stesso Max.
Devozione e genuinità: due elementi non così scontati, ma orgogliosamente portati avanti dal duo milanese, a conferma di come certe sonorità, se riproposte con il giusto piglio e mestiere, riescono a travalicare il rischio dell’assuefazione o di mancato interesse. Con i Daemoniac la vecchia scuola è sempre al passo coi tempi.
