DAEMONIUM REGNI – Daemonium Regni

Pubblicato il 15/04/2026 da
voto
5.5
  • Band: DAEMONIUM REGNI
  • Durata: 00:44:34
  • Disponibile dal: 17/04/2026
  • Etichetta:
  • Darkness Shall Rise Productions

Questi Daemonium Regni che pubblicano il loro album di debutto per Darkness Shall Rise Productions non sono altro che il nuovo progetto solista di Micke Broberg, cantante storico degli Unanimated, esponenti di notevole peso del blackened death metal svedese in virtù dell’album di debutto “In the Forest of the Dreaming Dead” e soprattutto del suo immediato successore, il capolavoro del 1995 “Ancient God Of Evil”, una sorta di gemellino meno noto del celebre “Storm Of The Light’s Bane”, apice dei Dissection uscito (sucessivamente) nel corso dello stesso anno.
Il buon Broberg con questo progetto vuole scostarsi dalle sonorità del suo gruppo di provenienza per insinuarsi nel territorio del black metal più convenzionale, dalle tinte ora epiche ora cupe e caratterizzato da diversi rallentamenti di stampo doom.

Il cantante di Stoccolma opta per occuparsi in prima persona di tutto l’apparato musicale, scrivendo da solo l’intera opera e suonando tutti gli strumenti: va ad imprimere così al lavoro una forte connotazione personale, ricalcando le orme della più grande personalità svedese nel campo, il compianto Thomas Börje ‘Quorthon’ Forsberg.
Tutti gli arrangiamenti sono in realtà di una semplicità disarmante: le chitarre tessono un fitto tappeto sì omogeneo ma piuttosto piatto di riff, mentre la batteria programmata al PC non sembra aiutare a creare la giusta atmosfera; alcuni assoli vagamente tecnici e melodici rimandano ai capolavori della band di provenienza, mentre il basso risulta invece non pervenuto, dato che se ne percepiscono solamente le frequenze.

Il primo pezzo dell’album “Mater Daemonium”, lento ed evocativo, basato su un semplice ma efficace arpeggio di chitarra, ricorda un po’ i Daemonarch, il side-project messo in piedi dai membri dei Moonspell a fine anni Novanta, ma, seppur riuscito, non riesce a ripeterne appieno la magia.
Si prosegue con “Ascendens Tenebrae”, che incrementa la velocità introducendo anche i blast-beat, sparsi qua e là lungo il lavoro, e si prosegue a grandi linee così, con un pezzo cadenzato alternato a uno più rapido, fino alla sesta traccia, “Sacrificium”, una sorta di interludio pianistico con finale elettrico.
Le ultime due canzoni giocano su vari cambi di velocità e riassumono i temi dell’album, ma alla fin fine i brani migliori risultano proprio “Mater Daemonium” e “Sacrificium”, perché sono gli unici frangenti dove la ricerca della giusta atmosfera sembra andare a buon fine.

L’essenzialità degli arrangiamenti dovrebbe infatti venire riscattata dalle atmosfere evocate, ma purtroppo queste non risultano sufficientemente oscure o tetre, né particolarmente originali o maestose; confrontandole con una delle principali influenze, si può dire che non si riscontra il folle marciume dei primi Bathory, né l’epicità dei dischi successivi in stile viking metal: abbiamo a che fare con una sorta di via di mezzo che però non riesce a essere adeguatamente incisiva.
Il cantato d’esperienza di Micke Broberg appare, neanche a dirlo, la caratteristica migliore del disco: collaudatissimo il growl e belli e curati i cori baritonali, che rimandano vagamente ai Root di “The Book”.

Purtroppo deludono i testi in latino maccheronico, la pronuncia stentata degli stessi e i temi a sfondo prettamente satanico, che, uniti all’estrema serietà che pervade tutto il lavoro, invece di stregare e ammaliare, spingono nell’insieme l’opera verso il poco lusinghiero territorio dell’autoparodia involontaria.
Doveroso segnalare la bella illustrazione di copertina di Daniele Valeriani, artista romano che ha già lavorato per i Mayhem e numerosi altri musicisti della scena estrema, mentre il master finale agli Unisound Studios di Dan Swanö non può certo fare miracoli e incidere più di tanto sul risultato finale.
Non escludiamo che questo “Daemonium Regni” possa incontrare i favori di qualche appassionato di sonorità estreme e ortodosse, ma ciò, unitamente alle motivazioni già fornite, non è di certo sufficiente a promuoverne caldamente l’ascolto; tuttavia può comunque servire come ottimo pretesto per andarsi a ripescare i sottovalutati primi lavori degli Unanimated, che ancora oggi brillano di sinistra luce.

TRACKLIST

  1. Mater Daemonium
  2. Ascendens Tenebrae
  3. Silentium (Mors Itinerarum)
  4. Luna Sanguinea
  5. Spiritus In Flammo
  6. Sacrificium
  7. Magica Cultus
  8. Damnationem
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