DAKHMA – Blessings of Amurdad

Pubblicato il 29/12/2021 da
voto
7.5
  • Band: DAKHMA
  • Durata: 00:51:35
  • Disponibile dal: 17/12/2021
  • Etichetta:
  • Eisenwald Tonschmiede

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“Con ‘Blessings of Amurdad’ (Amurdad traducibile in ‘immortalità’ in medio persiano, anche noto come lingua Pahlavi, ndR), i DAKHMA conducono gli ascoltatori in una terra lontana e straniera e osano compiere un viaggio in un tempo lontano, quando mistici del deserto e nobili imperi erano ancora presenti con orgoglio nell’antica Persia. Tematicamente, ‘Blessings of Amurdad’ esplora la complessa relazione tra mortalità e immortalità nella tradizione zoroastriana, basandosi principalmente su passaggi chiave dell’antico testo dei Gatha”.



È iridescente l’idea dei Dakhma, progetto nata a Zurigo nel 2014 dall’incontro tra il polistrumentista e cantante Karapan Darvish (già in Arkhaaik, Lykhaeon, Solitudo Solemnis) e il batterista Ahu Spozgar, ambizioso duo attratto tanto dalle forme extreme metal underground contemporanee quanto da certe arcane atmosfere mediorientali. Dopo una serie di demo e split, al quale si è aggiunto il debut album “Hamkar Atonement” tre anni fa, il gruppo torna con un secondo full-length che si sviluppa su intriganti intrecci eretti da una verve death-black e da interventi di strumenti tradizionali, per una miscela dai numerosi risvolti sonori. Un album da ascoltare mentre ci si trova magari in posizione orizzontale, immaginando deserti, piste carovaniere, città-fortezze, templi e antichi culti. Un calderone musicale che può ricordare l’operato di Necros Christos, Irkallian Oracle, Teitanblood (del più ‘ripulito’ “The Baneful Choir”), Grave Miasma e Sonne Adam, magari non personalissimo, ma certo strutturato con perizia e giudizio. La tracklist di “Blessings of Amurdad” si dischiude gradualmente, pretendendo attenti ascolti, ma senza scadere nella trappola dell’astrusità gratuita. Una produzione equilibrata e l’immediatezza di alcuni riff e passaggi in midtempo forniscono subito dei confortanti appigli all’ascoltatore, invitandolo a ulteriori fruizioni e all’analisi più approfondita di brani dall’incedere segmentato, spesso in bilico tra vecchia scuola death-black e più magniloquenti ambizioni narrative. Un globo sonoro diviso in due emisferi che si specchiano e si riconoscono reciprocamente nelle differenze: possente, a tratti cavernosa, ma tutto sommato lineare la parte metal, girovaga e variopinta quella etnica, pur senza mai degenerare in trame troppo ampollose da bazar. Apprezzabile anche la modulazione delle voci, con strofe che alternano o sovrappongono vari tipi di cantato in growl e dei cori declamatori che ben sottolineano i passaggi più trionfali. Una marcia che sembra affiorare da plumbee lontananze e che incalza poi fiera e metodica, sull’onda di un lavoro di chitarra concreto e ben sorretto da una resa sonora che, come già accennato, ha evitato certe esagerazioni underground, mantenendosi chiara e potente. A conti fatti, quella dei Dakhma è un’idea che si colloca perfettamente nella linea tracciata dalle realtà citate qualche riga più su, massimi esponenti di un modo di intendere il metal estremo sempre più impegnato a scoprire e valorizzare certi esperimenti di contaminazione senza tuttavia mai rinunciare a un afflato realmente ostile e sinistro. Fra antica tradizione e contemporaneità, “Blessings of Amurdad” è un’altra piacevole scoperta di questo 2021 ormai agli sgoccioli.

TRACKLIST

  1. The Stench of the Wretched (Forsake Him!)
  2. The Gaze of Ahura (The King)
  3. Atash Bahram
  4. The Cry of Filth (Agerept)
  5. Birth of Flesh (Nama Karana)
  6. Afrinagan
  7. Oath of Purity (Amahraspand)
  8. The Rite of Dominion (Shehrevar)
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