7.0
- Band: DARK SANCTUARY
- Durata: 01:02:27
- Disponibile dal: 14/02/2006
- Etichetta:
- Avantgarde Music
- Distributore: Masterpiece
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Dalla più profonda sofferenza e disperazione sorge “Exaudi Vocem Meam”, ultima fatica dei francesi Dark Sanctuary, un ensemble che da diversi anni traduce in musica un universo cupo e opprimente, in cui a farla da padrone sono il grigiore ed il pianto. “Exaudi Vocem Meam”, che si concluderà proprio quest’anno con la pubblicazione della seconda parte, è un’opera affascinante, capace di fondere diverse influenze, dal dark ambient fino al folk apocalittico, arrivando a toccare la musica sacra, il gregoriano e la classica. Filo conduttore è proprio la sensazione di dolore e di angoscia che traspare dalle composizioni: i ritmi sono lenti, funerei ed ossessivi, ora con un pianoforte che centellina note tristissime, ora con lugubri lamenti creati dalle tastiere e dai violini. Solo di tanto in tanto fanno capolino percussioni e batteria, a tracciare i ritmi ipnotici e cadenzati di una marcia funebre, così come la chitarra elettrica, che riaffiora solo per qualche secondo in “Elle Et L’Aube” e si limita a qualche strascico metallico, senza seguire alcuna linea melodica. Di tanto in tanto, invece, a farla da padrone è la chitarra acustica, per accompagnare la bella voce di Dame Pandora in qualche ballata medievale, come nel caso di “The Garden Of Jane Delawney”, con risultati che potrebbero richiamare i nostrani Ataraxia. Un lavoro pieno di classe, che per certi versi ricorda alcune opere degli Elend e che trova il suo punto di forza in un songwriting ammaliante e nell’uso di strumenti veri ed espressivi invece di freddi campionamenti. Un’opera raffinata e difficile allo stesso tempo, che consigliamo solo a coloro che riescono ad entrare in sintonia queste proposte introspettive e sacrali, che, invece di rasserenare, spingono l’anima verso la più profonda disperazione, fino a esplodere nell’ultima, smisurata preghiera: “De profundis clamavi ad te, Domine. Exaudi vocem meam”.
